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ISTITUTI DI PREVENZIONE E DI PENA (ORDINAMENTO PENITENZIARIO)
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Haiti, primi 7mila in fossa comune
I fatti in tempo reale
12.11 - In campo l'Esercito italiano. Per i soccorsi alla popolazione di Haiti è stato mobilitato anche l'Esercito italiano: una compagnia del Genio potrebbe essere inviata nei prossimi giorni nei Caraibi con macchine di movimentazione terra per la rimozione delle macerie, il ripristino della viabilità e altri interventi. In preallarme sarebbe stato posto il 2° reggimento Genio di Trento, che fornirebbe una compagnia di uomini e i mezzi.
12.03 - Italiani dispersi, ricerche sui social network. Ci sono anche molti italiani tra coloro che affollano i social network, fra cui Facebook, per avere notizie sui propri cari che si trovavano ad Haiti durante il terremoto. Le richieste arrivano da Milano e da molti comuni del suo hinterland, da Lecco, Bergamo, Napoli, Rovigo, Firenze e da altre città. Il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) ha attivato uno speciale sito per avere notizie dei propri cari: l'indirizzo è www.icrc.org/familylinks.
11.29 - Trecentomila senzatetto nella capitale. Sono 300mila, secondo le stime dell'Onu, i senzatetto a Port au Prince, capitale di Haiti, dove il devastante terremoto di martedì ha raso al suolo il 10% della città.
11.05 - Allarme dell'Onu. Alcune zone delle regioni colpite dal terribile sisma ad Haiti risultano distrutte o gravemente danneggiate al 50%, con alcuni edifici completamente collassati: lo ha affermato l'Onu rendendo noto i risultati di una ricognizione in elicottero. La popolazione delle zone colpite dalle forti scosse è stimata a 3,5 milioni di persone, di cui 2,8 milioni nella capitale, afferma l'Onu precisando che oltre a Port-au-Prince sono stati colpiti altri centri urbani come Jacmel e Carrefour. Il bilancio dei decessi non è ancora possibile. La distribuzione di aiuti è in corso e dovrebbe aumentare nei prossimi giorni, spiegano le Nazioni Unite in una nota. I feriti nelle strutture mediche continuano ad aumentare. Mancano le forniture d'acqua e non c'è elettricità e si stima che circa due milioni di persone, pari a due terzi delle persone colpite, avranno bisogno di assistenza alimentare.
09.55 - Ritorni. L'ex presidente haitiano Bertrand Aristide, in esilio in Sudafrica, si è detto pronto a fare ritorno nel suo Paese per aiutare nella ricostruzione dopo il violento terremoto che ha colpito martedì la capitale Port-au-Prince, causando migliaia di vittime.
09.17 - Nave italiana. - L'Italia potrebbe concorrere alla macchina dei soccorsi ad Haiti anche con una nave militare. Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, intervenendo a Mattino 5. ''Ho in mente e lo proporrò oggi al presidente'' del Consiglio, ha detto, ''la possibilità, se si vuole, di inviare anche una nave che, in una situazione del genere potrebbe essere estremamente utile. Noi siamo pronti''.
09.00 - Prima vittima italiana. Gigliola Martino, 70 anni, è la prima vittima italiana identificata dopo il sisma che ha colpito Haiti: lo sostiene il quotidiano online "La Gente d'Italia", diretto da Mimmo Porpiglia, già console onorario di Haiti in Italia.
08.22 - Italiani. Salgono a circa 130 "gli italiani che si sono manifestati e che stanno bene". A dirlo al Tg1 è stato il vice capo del servizio stampa della Farnesina, Aldo Amati, secondo cui continuano intanto ad Haiti le ricerche degli italiani, alcune decine, che "ancora mancano all'appello". "Il nostro funzionario dell'Unita' di crisi sul posto sta controllando negli alberghi crollati e verificando se ci sono nostri connazionali", ha aggiunto Amati.
08.14 - Voci dalle macerie. Si sentono delle voci provenire da sotto le macerie dell'Hotel Christopher di Port-au-Prince, lo stesso dove si teme siano rimasti intrappolati due italiani: lo sostiene oggi la stampa di Manila citando un portavoce dell'Esercito filippino, che ha circa 200 uomini schierati nell'ambito della missione Onu Minustah a Haiti. Almeno tre militari di Manila risultano dispersi dopo il sisma che ha colpito l'isola.
08.01 - Rotta verso Haiti. Una portaerei nucleare americana fa rotta verso il caos di Haiti. Centinaia di migliaia di persone hanno passato un'altra notte in strada per la paura di rientrare nelle case o perche' le loro abitazioni sono tra quelle rase al suolo dal sisma di martedì.
07.04 - Misure sanitarie. E' fondamentale attivare quanto prima ''misure sanitarie preventive'', a causa del problema della decomposizione dei cadaveri dopo il terremoto a Port-au-Prince: lo ha sottolineato il presidente dominicano, Leonel Fernandez, al termine di un colloquio nella capitale haitiana con il collega Renè Preval.
06.23 - Strade piene di morti. L'ex cantante dei Fugee Wyclef Jean, musicista di origine haitiana, ha passato la giornata a trasportare cadaveri per ripulire dai morti le strade di Port au Prince. Jean, intervistato dalla Fox, ha definito "apocalittica" la situazione nella capitale haitiana colpita dal terremoto."Abbiamo passato la giornata a raccogliere cadaveri. Ci sono tanti morti nelle strade e gli obitori sono pieni, i cimiteri sono pieni", ha detto.
05.53 - Miracolato. "Sono vivo per miracolo": queste le parole del presidente del Senato di Haiti, Kelly Bastien, che durante il terremoto a Port-au-Prince è rimasto intrappolato nell'edificio del Parlamento, dove ha assistito alla morte di altre persone che si trovavano nel posto. In dichiarazioni alla stampa dominicana, Bastien ha detto che è rimasto tra le macerie per circa dodici ore e che tra le persone morte accanto a lui c'erano due parlamentari.
01.20 - Cento gli italiani dispersi. Sono circa 100 gli italiani che mancano all'appello. Escludendo gli americani (45mila di essi vivono ad Haiti), si tratta del gruppo di stranieri dispersi più consistente. Seguono i francesi (60), gli spagnoli (50). Grosse le perdite per l'Onu: 36 funzionari morti e almeno 200 dispersi.
00.43 - Blocchi stradali con cadaveri. Gruppi di superstiti, esasperati per i ritardi negli aiuti, hanno eretto a Port-au-Prince blocchi stradali utilizzando anche i cadaveri delle vittime del sisma. Shaul Schwartz, un fotografo del settimanale americano Time, ha detto di aver visto almeno due sbarramenti del genere nella capitale. "Il quadro si va facendo davvero sconvolgente, la gente non ne può più e vuole gli aiuti", ha detto.
00.25 - Arcivescovo morto sul colpo. L'arcivescovo di Port-au-Prince, Joseph Serge Miot, è stato scaraventato da una terrazza del palazzo arcivescovile dalla forza del terremoto ed è morto sul colpo. Lo ha raccontato il nunzio apostolico ad Haiti, arcivescovo Bernardito Auza.
00.01- Aiuti coordinati Usa-Francia. Il presidente Usa, Barack Obama, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente francese, Nicolas Sarkozy, sulla necessità di coordinare gli aiuti ad Haiti a breve e lungo termine. Obama e Sarkozy hanno stabilito un asse di collaborazione per organizzare una conferenza internazionale per la ricostruzione di Haiti. L'idea è del presidente francese, che ha invitato a lavoravi Usa, Brasile e Canada.
mercoledì
Strage Filippine, i morti sono 52
Alcuni dei corpi delle vittime della strage di Mindanao
MANILA - Sale a 52 morti il bilancio ufficiale della strage di Mindanao, nelle Filippine; 27 erano giornalisti. E ancora non è stato effettuato alcun arresto, anche se le famiglie delle vittime e anche le forze dell'ordine puntano l'indice contro il figlio del governatore provinciale, Andal Ampatuan. L'uomo, prossimo candidato governatore e figlio del governatore Andal Ampatuan senior, che per tre tornate elettorali precedenti non aveva avuto mai rivali, avrebbe guidato il raid di un centinaio di uomini armati contro un convoglio di esponenti del clan rivale che, accompagnati da uno stuolo di giornalisti, intendevano presentare la candidatura a governatore di Mindanao del vicesindaco di Buluan, Esmael Mangudadatu.
La presidente Gloria Arroyo ha proclamato per oggi un giorno di lutto nazionale, ma questo non le ha risparmiato le accuse dei Mangudadatu, che temono che si vogliano proteggere i responsabili della strage. "Speriamo che lo sdegno lasci il posto alla ragione e alla necessità di vivere in pace, onore e dignità", ha affermato Arroyo, assicurando che i responsabili del massacro verranno individuati e puniti. Il portavoce della presidenza, Cerge Remonde, aveva rilevato che agli investigatori occorrono prove certe a carico della famiglia Ampatuan prima di arrivare agli arresti.
Le vittime del massacro erano in viaggio con il vicesindaco di Buluan, Esmael Mangudadatu, che si presenterà come candidato governatore di Maguindanao alle elezioni del prossimo maggio, sfidando il figlio del governatore Andal Ampatuan. Mangudadatu, che nella strage ha perso la moglie e due sorelle, si è detto sconcertato perchè non è stato arrestato ancora nessuno. "Se i sospettati fossero stati persone comuni, sarebbero stati già arrestati. Ma quando c'è di mezzo un pezzo grosso, non li arrestano. Forse il governo ha paura?" si è chiesto il vicesindaco.
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Motivi della decisione
A S.B. è contestata la violazione dell'art. 328 c.p., per aver, quale primario del reparto di pediatria di (OMISSIS), indebitamente omesso la compilazione della cartella clinica, relativa al neonato T.F. (trasferito dall'ospedale di (OMISSIS) al Policlinico di (OMISSIS)), atto che doveva essere compiuto senza ritardo per ragioni di sanità. p.1) le sentenze dei giudici di merito.
T.R. e F.F., parti civili nel procedimento a carico di S.B., ricorrono avverso la sentenza 23 gennaio 2006 della Corte di appello di Messina, che ha confermato la sentenza 16 dicembre 2004 del Tribunale di Barcellona Pozzo Gotto (appellata dal Procuratore della Repubblica), di assoluzione dello S., primario del reparto di pediatria di (OMISSIS), perchè il fatto non sussiste, dall'imputazione ex art. 328 c.p., per l'indebita omessa compilazione della cartella clinica, relativa al neonato T.F., atto che doveva essere compiuto senza ritardo per ragioni di sanità.
Secondo il Tribunale, in definitiva, pur senza appuntarlo in alcuna cartella clinica, "l'imputato riferì tutto quello che c'era da sapere sul bambino" e agì secondo un modus operandi conforme alla prassi generalmente seguita nei casi d'urgenza, ed è anzi da ritenere - annota la sentenza assolutoria - che, dovendo affrontare un'emergenza, l'imputato non si sia neppure potuto consapevolmente rappresentare che, omettendo la compilazione della cartella clinica, sarebbe incorso in un evento contra ius.
La Corte d'appello, affermata - contrariamente al primo giudice - la persistenza dell'obbligo a carico del primario di redigere la cartella clinica - ha invece aderito alle altre argomentazioni della decisione appellata, ribadendo:
a) che l'apprezzamento delle circostanze del fatto impedisce di affermare che la compilazione della cartella clinica dovesse essere, per ragioni di sanità, compiuta senza ritardo, sicchè l'omissione di tale atto non riveste penale rilevanza;
b) che, nella specie, vi è stata sicuramente una negligenza, dato che esiste un vuoto di informazioni nel decorso clinico del piccolo T.F., che ha frustrato il legittimo desiderio dei genitori di sapere e trovare una spiegazione della tragedia che li ha colpiti;
c) che, tuttavia, non vi sono estremi di rilevanza penale nella condotta dell'imputato e che il comportamento antidoveroso può essere censurabile e sanzionabile in altre sedi, costituendo esso una violazione, non già degli obblighi inerenti alla funzione di medico, ma dei doveri inerenti un profilo amministrativo, relativo al rapporto tra Primario e Ospedale;
d) che la circostanza che il medico legale - chiamato successivamente da un diverso Giudice per accertare le cause della grave ipossia, con conseguenze permanenti, subita dal neonato - abbia avuto difficoltà nel ricostruire l'iter della malattia del bimbo e le terapie praticate, non può, con motivazioni "ex post", rendere penalmente rilevante una condotta che in quel momento non lo era.
I giudici di merito hanno quindi ritenuto che la mancata compilazione della cartella clinica, nella immediatezza del ricovero, non integra l'indebito rifiuto di un atto dell'ufficio, che, per ragioni di sanità, si sarebbe dovuto compiere senza ritardo. L'intenzione del legislatore infatti, con la previsione dell'art. 328 c.p., non andrebbe individuata in quella di colpire qualsiasi omissione, ma soltanto di sanzionare quella che pervenga ad un atto che debba essere compiuto "senza ritardo" e il cui rifiuto sia "indebito".
Quanto al profilo soggettivo, gli stessi giudici ne hanno ritenuto la carenza, atteso che, in assenza di un "ricovero" vero e proprio, il primario si adeguò a quella che era una prassi consolidata in casi del genere. Il trasferimento del neonato, dall'Ospedale di (OMISSIS) al Policlinico di (OMISSIS), infatti venne concordato telefonicamente tra il dott. M. (che seguiva il neonato presso il P.O. di (OMISSIS)) e il prof. S., su suggerimento di quest'ultimo che era stato informato delle condizioni cliniche del neonato e che successivamente ebbe a contattare l'Unità operativa di (OMISSIS).
Sul punto la Corte distrettuale rileva che l'imputato, prima di trasferire il neonato, ha contattato il medico del Policlinico di (OMISSIS), ottenendo di parlare con quella che era un suo canale preferenziale, la dott. ssa G., all'epoca responsabile dell'Unità operativa di terapia intensiva neonatale, riferendole dei problemi del neonato, di quanto finora gli era stato fatto, e di quelle che erano le sue "sensazioni cliniche, trasferendole tutti gli elementi che aveva acquisito, sia dal punto di vista terapeutico, sia dal punto di vista clinico. Tanto sarebbe stato riscontrato dalle dichiarazioni rese dalla G. nel corso dell'esame testimoniale. p.2) l'impugnazione della parte civile e la decisione della Corte.
Con un unico motivo di impugnazione la difesa delle parti civili chiede l'annullamento della gravata sentenza per violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo a tale effetto:
1) che la Corte distrettuale ha riconosciuto l'obbligo del primario di redigere la cartella clinica;
2) che la cartella clinica in questione non è mai stata compilata dall'imputato, neppure in tempo successivo al riferito "transito ospedaliero del neonato";
3) che non può fungere da valido surrogato alla cartella, l'avvenuta informativa telefonica dello S. al collega di (OMISSIS), dove il neonato venne trasferito;
4) che la plurioffensività del reato comporta anche la tutela penale dell'interesse pubblico al buon andamento ed alla trasparenza della Pubblica amministrazione;
5) che il danno arrecato dalla predetta omissione è stato quindi duplice ed ha quindi errato la Corte di appello nel non valutare, oltre al danno connesso alla impossibilità per il consulente tecnico di parte del Pubblico ministero, dr. Ge., di rispondere al quesito sulla congruità degli interventi medici praticati, il danno alla Pubblica amministrazione.
Il motivo è fondato nei termini che si propongono ed il suo accoglimento comporta l'annullamento senza rinvio, agli effetti civili, della decisione impugnata con sostituzione della formula assolutoria "perchè il fatto non sussiste", con la diversa formula "perchè il fatto non costituisce reato". Conclusione questa che impone brevi considerazioni sulla cartella clinica della cui omessa compilazione si discute.
Per consolidata giurisprudenza, la cartella clinica, redatta da un medico di un ospedale pubblico e quale conseguenza di un ricovero, anche di breve durata, è caratterizzata:
a) dalla produttività di effetti incidenti su situazioni giuridiche soggettive di rilevanza pubblicistica (sez. 5^, 9423/1983 Rv. 161097 Pozzan);
b) dalla documentazione di attività compiute dal pubblico ufficiale che ne assume la paternità;
c) da una incontestabile natura di atto pubblico che esplica la funzione di diario del decorso della malattia e degli altri fatti clinici rilevanti (Cass. Penale sez. 5^, 1098/1997 Rv. 209682, P.M. c. Noce);
d) dalla acquisizione del carattere di definitività in relazione ad ogni singola annotazione, in quanto il documento esce dalla sfera di disponibilità del suo autore nel momento stesso in cui la singola annotazione viene registrata (Cass. Penale sez. 5^, 35167/2005, Rv.
232567 Pasquali).
In particolare, la cartella clinica, nella quale i fatti devono essere annotati contestualmente al loro verificarsi, assicura l'essenziale e tempestivo onere informativo di documentare a chiunque, e soprattutto ai sanitari che si succedono nella cura del paziente, l'andamento della malattia, i medicamenti somministrati, le terapie e gli interventi praticati, l'esito della cura e la durata della degenza dell'ammalato. Si tratta quindi di un "servente cartaceo insostituibile" nell'assistenza e cura sanitaria, il quale prescinde dalla contingente necessità della sua redazione e che si accompagna ad ogni presenza ospedaliera, in un singolo reparto o divisione di cura, indipendentemente dalla consistenza cronologica della degenza stessa.
Quanto poi alla relazione che corre tra stesura della cartella clinica ed obblighi sanzionati dall'art. 328 c.p. in tema di rifiuto ed omissione di atti di ufficio, sicuramente la redazione della cartella clinica - per le sue connotazioni peculiari - rientra nel novero degli atti di ufficio da compiere per ragioni di "sanità".
Si tratta infatti:
a) di atto avente carattere di indifferibilità, considerato che la tardiva annotazione di dati clinici, con la conseguente loro non- conoscenza da parte di medico, successivamente intervenuto, può rendere impraticabili od inefficaci accertamenti strumentali e/o terapie;
b) di atto doveroso di natura propriamente sanitaria, o comunque strettamente funzionale alla realizzazione degli obbiettivi di salvaguardia della salute (cfr. sull'atto di ufficio per ragioni di sanità: Cass. Penale sez. 6^, 19039/2006, Rv. 234614 P.G. c. Panarello).
In questa ottica, di funzionali scambi informativi, va quindi affermata la regola che la mera presenza ("ad horas") del paziente, in un ambiente ospedaliero, che abbia, come nella specie, comportato anche il solo apprestamento di cure di mantenimento, in attesa dello spostamento del paziente stesso ad altro nosocomio, più attrezzato, impone la redazione della cartella clinica. Invero, anche la semplice attestazione dello stato del paziente, nei suoi parametri vitali (al momento della sua "permanenza non momentanea nella struttura ospedaliera per il transito ad altra"), sia pure nella conferma del mantenimento della terapia (che risulta praticata al momento dell'arrivo-ricezione), è evento rilevante per la comprensione del decorso clinico della malattia e per le indicazioni sulle successive terapie od interventi da praticarsi nel nosocomio di destinazione.
Nella specie quindi gravava sullo S., una volta "ricevuto" il neonato, l'obbligo di redigere la cartella clinica, o comunque un atto formale equipollente, nel quale far annotare e quindi documentare per iscritto quanto sostanzialmente egli ebbe ad accertare sulle condizioni del neonato stesso, e che peraltro egli - come risulta - puntualmente riferì telefonicamente alla dr.ssa G., del Policlinico di (OMISSIS), destinataria finale del "trasporto assistito stesso".
Ciò posto, va peraltro escluso - come argomentato dalla Corte distrettuale - che in tali contesti operativi la condotta dello S. fosse supportata dal necessario elemento psicologico, sotto il profilo della consapevolezza della sua indebita omissione formale.
Il dolo generico, che informa la condotta ex art. 328 c.p., comprende infatti la consapevolezza di agire in violazione di doveri imposti (ed in questo senso rileva l'avverbio indebitamente), pur non richiedendosi il fine specifico di violare tali doveri (Cass. Penale sez. 6^, 25 gennaio 2000 Di Stefano e Purpura).
Quindi, la consapevolezza di agire in violazione dei doveri imposti tende a delimitare la rilevanza penale alle sole forme di diniego che non trovino alcuna plausibile giustificazione (Cass. Penale sez. 6^, 3 luglio 2000, De Riso e Esposito): nella specie quindi la Corte distrettuale ha argomentato correttamente quando ha rilevato la carenza della chiesta soggettività, ma ha tuttavia adottato una formula di proscioglimento inadeguata, in quanto ha ritenuto innanzitutto insussistente l'elemento oggettivo, che, invece, per le ragioni già dette, nella specie non poteva essere escluso. Infatti, la formula assolutoria, ampiamente liberatoria, "perchè il fatto non sussiste" presuppone che nessuno degli elementi, integrativi della fattispecie criminosa contestata, risulti provato; quando invece, come nella specie, sia stata accertata, sotto l'aspetto fenomenico, la sussistenza dell'elemento oggettivo del reato (quando cioè dalle risultanze processuali emerga che un fatto - corrispondente alla figura tipica di reato - sussiste), sicchè la sentenza si limiti ad affermare che nella condotta dell'imputato non si ravvisa l'elemento soggettivo, la formula da assumere è quella "perchè il fatto non costituisce reato" (Cass. Penale sez. 4^, 31479/2002, Rv. 222208;
7557/1992, Rv. 191335, P.M. in proc. Talpo).
La decisione impugnata va quindi annullata senza rinvio agli effetti civili, e la formula assolutoria adottata "perchè il fatto non sussiste" va sostituita con la diversa formula "perchè il fatto non costituisce reato".
Quanto alla regolazione delle spese tra le parti, è noto che il regime adottato dal legislatore in via ordinaria, con l'art. 541 cod. proc. pen., comma 1, per il pagamento delle spese processuali in favore della parte civile costituita, attesa la sua pertinenza ad una domanda privatistica innestata nel giudizio penale, è fondato sul criterio di soccombenza, in analogia con quanto disposto all'art. 91 cod. proc. civ.. Tale analogia si estende peraltro alla possibilità di disporre la compensazione parziale o totale delle spese, quando ricorrano giusti motivi (ultima parte del citato art. 541 c.p.p., comma 1), così come previsto nel rito civile dall'art. 92 cod. proc. civ., comma 2.
Orbene, avuto riguardo all'odierna fattispecie, appare opportuna una totale compensazione delle spese, considerata la peculiarità della situazione, idonea ad incidere sulla esatta conoscibilità a priori delle rispettive ragioni delle parti (cfr. in tale senso anche SS.UU. civili, 20598/2008, Rv. 604398).
P.Q.M.
annulla senza rinvio agli effetti civili la sentenza impugnata, sostituendo alla formula assolutoria adottata quella che il fatto non costituisce reato. Dichiara interamente compensate tra le parti le spese processuali.
Così deciso in Roma, il 27 febbraio 2009.
Depositato in Cancelleria il 9 aprile 2009
mercoledì
Rallentare il riscaldamento globale mangiando carne è possibile
Posted: 10 Jul 2009 12:00 AM PDT Mangiare più carne bovina può rallentare il riscaldamento globale? Sembra un controsenso, ma può essere così. I bovini potrebbe essere una parte dell’intera equazione ecologica per risolvere i cambiamenti climatici e il ripristino della biodiversità degli ecosistemi. Le mucche possono alleggerire il danno umano se sono allevate in modo sostenibile. Quando si tratta di riscaldamento globale, un numero crescente di persone punta il dito contro il consumo di carne. Questa prospettiva viene spiegata dal Dott. Rajendra Pachauri, presidente del Gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che ha riferito all’Observer:
Poiché il metano è un gas a effetto serra denso di CO2, ha un maggiore effetto negativo complessivo sulla Terra. Ma eliminare del tutto dalle diete i ruminanti sconvolgerebbe profondamente la nostra capacità di recuperare CO2 e produrre acqua per i campi. Quando il primo uomo ha trasformato il suolo ricco delle praterie del Midwest, alcuni terreni possedevano il 20% di carbonio. Ora, dopo anni di prodotti chimici, di allevamento e coltivazione, molti terreni posseggono il 5% di carbonio o anche meno, con alcuni che ne hanno meno dell’1%. Come risultato per il carbonio “perso”, ora questo sopravvive nell’atmosfera sotto forma di biossido di carbonio (CO2). Inoltre, la perdita di carbonio del suolo può esaurire la capacità di gestire le risorse idriche. Prima della civilizzazione, i ruminanti svolgevano un ruolo importante nella sana ecologia del suolo. Questi mangiano l’erba e rilasciano fertilizzante naturale. Questo processo naturale ha contribuito a formare il ricco e fertile suolo delle praterie di oggi. Allo stesso modo, il bestiame ben gestito può migliorare notevolmente la crescita e la propagazione di queste colture. L’erba può recuperare enormi quantità di ossido di carbonio ogni anno, soprattutto quando il pascolo è ad alta densità, lasciando tutto il processo come dovrebbe essere in maniera naturale. Su un solo acro di terreno frequentato da pascoli biologicamente sani, ci possono essere tra 0,5 e 1,5 tonnellate di ossido di carbonio nel suolo depositati ogni anno. Ciò equivale a recuperare fino a 5,5 tonnellate di CO2 dall’atmosfera in un solo acro di terreno. Questa sorprendente interazione ecologica globale su 11 miliardi di ettari di terreno al pascolo di oggi sarebbe pari al recupero del 60% di emissioni di CO2 causate dagli umani. Tornando alla questione del metano, la differenza tra i danni ed i benefici è molto favorevole. Consideriamo che lo sfrenato utilizzo del carbone, gas naturale, petrolio e prodotti petroliferi producono più di tre volte le emissioni del metano dei ruminanti, e capiamo che non è il caso di prendersela con dei poveri animali che però ci piace tanto mangiare. Fonte: [Treehugger] |
Ora è ufficiale, l’Italia torna al nucleare e scatta la protesta
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Posted: 10 Jul 2009 01:38 AM PDT Il Governo ha ottenuto quello che voleva: far tornare l’Italia indietro di 30 anni. E dire che il provvedimento con cui lo fa è soprannominato “ddl sviluppo“. Un po’ come la maggior parte dei provvedimenti presi dal Governo Berlusconi, è una serie di nonsense e controsensi che hanno fatto svegliare addirittura i Governi regionali, di solito occupati dai giochi di potere per protestare con quello nazionale, i quali si sono adirati non poco per essere stati letteralmente “scavalcati” da questa legge. Il testo passato ieri al senato sancisce in breve pochi punti: in Italia verranno costruite delle centrali nucleari (non si sa ancora se saranno 4 o 5), la locazione sarà decisa dal Cipe e i siti saranno considerati punti di interesse strategico nazionale, che tradotto significa che sarà posto l’esercito a guardia dei siti in costruzione e nessuno potrà avvicinarsi, altrimenti rischia la galera. Un provvedimento pieno di controsensi dicevamo, ed è complicato spiegarli perché non si sa da dove cominciare. Partiamo con il più evidente. Proprio in questi giorni Berlusconi sta mostrando il suo sorriso a 32 denti a tutti i grandi della Terra, parlando al g8 di energie rinnovabili. Dietro di lui però i suoi collaboratori fanno passare il ritorno al nucleare. Si sa infatti che, prima di tutto, il nucleare non è assolutamente un’energia rinnovabile. L’uranio è in via d’estinzione, e poi la tecnologia non è nemmeno pulita perché le scorie sono le più pericolose al mondo, dato che rimangono attive per milioni di anni. E poi con il ritorno al nucleare potremo dire addio agli investimenti sulle rinnovabili: non ce ne sarà bisogno perché la sufficienza energetica sarà raggiunta, ma poi tra l’altro mancheranno anche i soldi per costruire centrali eoliche e solari. Il secondo controsenso è che bisogna agire immediatamente sul piano energetico per soddisfare il fabbisogno nazionale senza inquinare, ma le prime centrali nucleari non saranno completate prima di 20 anni, quando ormai probabilmente il mondo avrà già superato il punto di non ritorno. Altro controsenso è che il Governo ci teneva tanto ad avviare il federalismo fiscale, ma poi questa iniziativa bypasserà la volontà dei Governi regionali, prendendo una decisione centralista e autoritaria. Senza poi considerare i costi, insostenibili da un’economia italiana eternamente in deficit; la pericolosità degli impianti, la cui ricerca in Italia è ferma a 22 anni fa; ed il fatto che in tutto il mondo le centrali nucleari stanno sparendo. Obama si è rifiutato di finanziare le nuove centrali americane e ha annunciato che, alla fine del loro ciclo di vita normale, quelle già esistenti dovranno essere smantellate; la Germania ha avviato un piano per la chiusura graduale di tutte le sue centrali; la Francia, dopo tutti i problemi legati alla centrale di Tricastin, ha deciso di abbandonare il nucleare e tentare la strada delle rinnovabili. Solo l’Italia fa un passo indietro di 20 anni (che quando saranno ultimate sarà un passo indietro di 40 anni), e se ne vanta. La Puglia è uno dei siti che hanno maggiore probabilità di veder sorgere una centrale nucleare. Ieri il Presidente della Regione Nichi Vendola ha annunciato che si opporrà, e che se la vogliono costruire, dovranno venire con i carri armati. Molti suoi colleghi di altre Regioni lo hanno seguito nella protesta, ma farebbero bene a farlo anche tutti gli altri, lasciar costruire le centrali nucleari in Italia equivarrebbe ad una condanna a morte per il Paese. |
G8 de L’Aquila, ecco cosa si è deciso per l’ambiente
Posted: 10 Jul 2009 07:28 AM PDT Il giorno della conclusione del g8 aquilano, a proposito dei temi che riguardano l’ambiente, si aveva l’impressione che ci si trovasse al giorno precedente l’inizio dei lavori. Rispetto ad una settimana fa infatti, tutto o quasi è rimasto inalterato, non sono stati raggiunti impegni concreti e si è parlato del problema sempre in forma generica e senza entrare nello specifico. E’ evidente che gli 8 grandi si sono concentrati maggiormente sull’economia, ed in tempo di crisi è anche comprensibile, ma tra i vari annunci, l’unico a far sentire la sua voce in merito alle tematiche ambientali è stato Barack Obama, il quale ha annunciato che gli Stati Uniti prenderanno alcuni provvedimenti importanti, soprattutto in materia di rinnovabili e di taglio delle emissioni, ma anche gli altri devono fare la propria parte. Ma andiamo a vedere cosa è stato deciso sulle tematiche a noi care. L’unica novità, che per chi si occupa di ecologia tanto novità non è, è stato che si è parlato dei cosiddetti “colletti verdi“, cioè la creazione di posti di lavoro nell’ambito dell’ecologia. Una tematica tutta nuova per chi, come il nostro Presidente del Consiglio, ha considerato l’ambiente come un intralcio allo sviluppo, e non un’opportunità. I grandi della Terra hanno deciso un pacchetto di stimolo fiscale per incentivare i lavori ecologici, per la crescita sostenibile ed un’efficienza energetica basata sulle rinnovabili. La finalità è quella di creare una collaborazione di livello internazionale per velocizzare il processo e abbassare i costi. Tutte cose che anche su queste pagine si chiedono da tempo, ma che solo adesso sono arrivate ai piani alti. Per il resto, si è ribadito il concetto, già espresso alla vigilia, di ridurre del 50% entro il 2050 le emissioni di CO2, con i Paesi ricchi che, per dare il buon esempio, mireranno a raggiungere addirittura l’80%, una missione impossibile vista com’è la situazione adesso. Sono previsti anche sistemi di finanziamento per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad abbandonare il carbone e a passare a fonti di energia più pulite (a questo punto non si capisce come mai in Italia le centrali a carbone anziché chiudere, continuino ad aprire), con l’obiettivo finale di mantenere a 2 gradi centigradi l’aumento della temperatura globale. Da molte parti si anticipa sin da ora che questo obiettivo non sarà sufficiente, e comunque non sarà raggiungibile visto che i mutamenti climatici stanno accelerando più del previsto, ma già il fatto di avere un limite è qualcosa. In conclusione si può riassumere che il meeting non è servito praticamente a nulla, almeno dal punto di vista dell’ambiente, ma non ci si poteva aspettare di più da politici che, arrivati all’inizio del g8, non conoscevano nemmeno la metà delle tematiche di cui andavano a parlare. Il fatto che ora ne siano a conoscenza è almeno un inizio. |
Display OLED, la rivoluzione per i telefonini è cominciata
Posted: 11 Jul 2009 12:00 AM PDT Le case produttrici di cellulari stanno finalmente cominciando la transizione verso la tecnologia OLED per gli schermi, in gran parte a causa della possibilità del risparmio energetico. Samsung ha aperto la strada che hanno già intrapreso anche LG e altri, poco dopo. I display OLED da soli potrebbero ottenere un ulteriore risparmio di energia attraverso una limitazione del numero di colori utilizzati sullo schermo. Una potenzilità di risparmio di ben il 40% può essere considerata quando si utilizza questa limitazione. Secondo New Scientist, i ricercatori della Simon Fraser University ndl British Columbia, Canada, hanno scoperto che la scelta di un particolare equilibrio di colori impiegati per formare le immagini è in grado di dimostrare un significativo risparmio. Diversi colori visualizzati da un pixel OLED utilizza diversi quantitativi di energia. Ad esempio, il giallo utilizza meno energia del magenta, anche se ad un primo sguardo sembra altrettanto brillante. Con la progettazione del colore che definisce la riduzione energetica del display, il consumo della batteria è stato tagliato tra il 37% ed il 41%. Spiegano i ricercatori:
I ricercatori notano come le informazioni possono essere utilizzare per creare diverse modalità di visualizzazione per contribuire a prolungare la durata della batteria. Il nuovo modo di visualizzare i colori non porta ad una perfetta parità di immagine, ma se un utente cerca di estendere la durata della batteria, non deve lamentarsi di una differenza qualitativa che rimane comunque minima. La tecnologia dei display OLED è la più innovativa in assoluto. Essa può essere applicata non solo ai telefonini, ma anche ai televisori e ai computer portatili. Anche se ci vogliono più ricerche per essere in grado di visualizzare l’intero spettro di colori vivaci per un’ottimale esperienza visiva, questo tipo di risparmio energetico sarebbe un grande aiuto non solo per il fatto che la batteria del dispositivo mobile venga caricata di meno, ma permette anche di estendere la durata della batteria quando, ad esempio per un notebook, si lavora senza l’alimentazione. Fonte: [Treehugger] |
Il più antico ambientalista del mondo: Enrico VIII
Posted: 11 Jul 2009 02:41 AM PDT
In molti credono che l’ambientalismo sia soltanto una moda nata da qualche decennio e portata avanti come una bandiera da qualche esaltato, alcuni hippy, e magari qualche politico che lo usa giusto per farsi pubblicità e arraffare voti. Ed invece pare proprio che l’attenzione alla natura non sia una prerogativa moderna, ma risalga già ad alcuni secoli fa.
Durante una conferenza stampa tenutasi ieri in Gran Bretagna, il Principe Carlo, una delle maggiori personalità che si stanno occupando di salvare l’ambiente, ha fatto una sorta di relazione interessante su un aspetto finora sconosciuto di Enrico VIII, re d’Inghilterra nella prima metà del ‘500.
Spiega il Principe:
Enrico ha avviato il primo filone ecologico nella legislazione di questo Paese. Durante gli ordini per la costruzione di un gran numero di navi, su cui poi si è fondata la Royal Navy, c’è stato un momento in cui Enrico si rese conto che la sua flotta stava creando troppo stress sulle forniture di legno naturale, in particolare di rovere. E così, nel 1543, ha fatto una legge, “the Preservation of Woods”(la conservazione dei boschi), in cui dichiarava che, se un numero qualsiasi di querce mature fosse stato abbattuto, dodici nuove querce dovevano essere piantate nello stesso acro di terra, e non potevano essere toccate fino a quando ciascuna di esse non avesse raggiunto una certa maturità. E’ stato un semplice e piuttosto elegante modo di pensare al problema a lungo termine.
Già presagiva i danni provenienti dalla deforestazione, oppure i primi studi sui danni derivanti dall’abbattimento eccessivo di alberi si possono datare sin dal 1500? Quello che è stato inteso da molti istintivamente è stato che King Henry ha capito subito l’importanza di lavorare al fianco della natura per mantenere l’equilibrio tra il mantenimento del capitale naturale della Terra intatto e sostenere l’umanità attraverso il proprio reddito rinnovabile.
Fonte: [Ecorazzi
Energia idroelettrica: ecco solo alcune delle idee migliori per produrla
Energia idroelettrica: ecco solo alcune delle idee migliori per produrla Posted: 11 Jul 2009 05:49 AM PDT Nelle ultime settimane alcuni scienziati in tutto il mondo sono ritornati a porsi l’antico problema di come produrre energia dagli oceani. Sembra scattata una sorta di gara tra le industrie di tutto il mondo su chi potrà costruire le apparecchiature migliori per la produzione di energia idroelettrica. Alcuni modelli sono in fase di sviluppo, nel tentativo di stabilire il modo più efficace per generare energia grazie alle maree, altri sono già pronti. Pelamis, una delle prime aziende a sfruttare l’energia degli oceani, utilizza tre strutture lunghe 150 metri in acciaio flessibile in grado di guidare generatori idraulici e di produrre 750 chilowatt di potenza ciascuno. Questa pietra miliare delle rinnovabili che si trova sulla costa settentrionale del Portogallo, ha cominciato ad operare solo nell’ultimo anno. Ora, però ha già dei rivali. Una macchina “infernale” battezzata AnacondaMovie Camera, progettata nel Regno Unito dall’azienda Checkmate Seaenergy, è un gigantesco dispositivo a forma di serpente di gomma anziché in acciaio. Il macchinario passa sopra un tubo pieno d’acqua e lo spreme per generare un’onda artificiale che gira all’interno di un generatore, il quale a sua volta raggiunge la coda. Il progetto finale è destinato ad essere 7 metri di larghezza per 200 metri di lunghezza, potrebbe alimentare mediamente 1000 case alla massima operatività. Questo dovrebbe accadere, secondo le ultime previsioni, intorno al 2014. Ma le novità non sono finite qui. Un’altra azienda che sfrutta le onde utilizza un concetto totalmente diverso: il galleggiamento. Spiega Hugh-Peter Kelly della Trident Energy, azienda con sede nel Regno Unito:
La Trident ha inventato un dispositivo a forma di boa che utilizza le onde per muoversi come su un ascensore, capace di estrarre il 50% in più di energia rispetto ai galleggianti tradizionali di dimensioni simili. Le boe contengono un generatore lineare che muove i magneti in modo da formare l’elettricità. Ogni dispositivo potrebbe generare fino ad un megawatt, spiega Kelly, e la prossima sperimentazione è prevista sulla costa di Suffolk, Regno Unito, già in questi mesi. Ma ancora, in Australia occidentale è stato installato un dispositivo fatto con pompe per l’acqua di mare che passa attraverso le idroturbine on-shore, in modo da evitare di danneggiare la bellezza del mare. Il sistema CETO ha funzionato bene finora ed il primo impianto commerciale è previsto per fine 2009. La società prevede di generare 50 megawatt di potenza con ogni boa. Tornando nell’emisfero settentrionale, Archimedes Waveswing è un altra boa subacquea, progettata dai britannici della AWS Ocean Energy, in grado di sfruttare anche il gas. In particolare la boa si trova almeno 6 metri al di sotto della superficie del mare e ha una sezione che può muoversi su e giù, la quale comprime il gas all’interno della boa il quale, spremuto attraverso un generatore, può dare energia ad oltre 500 case per ogni boa. Ma esistono anche piattaforme fisse, come quella montata con due turbine a Strangford Lough, Irlanda del Nord, nel 2008 che fornisce 1,2 megawatt di potenza per le case locali; o una a 6 turbine della società britannica TidalStream che produce 10 megawatt di potenza. E di esempi in tutto il mondo ce ne sono davvero tanti. Come abbiamo potuto vedere le possibilità per recuperare energia dall’elemento più abbondante al mondo, l’acqua, sono tante, ma purtroppo vengono spesso dimenticate. Fonte: [newscientist] |
Ad ogni Paese il suo, ecco gli obiettivi climatici dei grandi della Terra
Ad ogni Paese il suo, ecco gli obiettivi climatici dei grandi della Terra Posted: 12 Jul 2009 12:00 AM PDT Questa settimana abbiamo visto le nazioni del G8 impegnarsi a ridurre le emissioni di anidride carbonica dell’80% entro il 2050, il che significa che i Paesi più ricchi del mondo hanno fissato alcuni obiettivi climatici piuttosto rigidi. In teoria, almeno. Le azioni, naturalmente, sono più eloquenti delle parole. Quindi diamo un’occhiata proprio a queste azioni, quelle reali, che inquadrano i veri obiettivi delle più grandi economie del mondo, non soltanto quelle del g8. Stati Uniti d’America: obiettivi climatici dubbi. Negli Usa attualmente, tutti hanno avuto modo di notare un controsenso. Di recente è passata la legge Waxman-Markey, la quale mira a ridurre le emissioni del 17% entro il 2020, per ritornare all’incirca ai livelli del 2005. La norma internazionale ampiamente accettata è che la riduzione miri a raggiungere i livelli del 1990. L’obiettivo è buono, ma difficile da raggiungere perché la riduzione delle emissioni dovrebbe come minimo raddoppiare per poter almeno avvicinarsi al limite finale dell’80%. Unione europea: siamo a buon punto. E’ migliore infatti la situazione dell’Unione europea, la quale si è già impegnata in passato a ridurre le emissioni del 20% in tutti i settori entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990. Secondo la BBC, l’Unione europea può rafforzare il suo obiettivo di riduzione al 30% se vi fosse un consenso totale, ma conoscendo l’Italia e i nuovi Stati membri, difficilmente ciò avverrà. Australia: qualcosa va fatto per limitare il carbone. L’Australia infatti ha iniziato bene il cammino verso l’ecologia, ma questo si è arrestato negli ultimi anni, a causa dei problemi con la sua potente industria carboniera. Sempre secondo la BBC, “il Governo australiano ridurrà le proprie emissioni del 5-25% entro il 2020 rispetto ai livelli del 2000, e del 60% entro il 2050″. Il 5-25%? Non è un po’ larga la forbice? Bene invece il ricorso al famoso Cap and Trade, anche se finora l’applicazione è andata peggio del previsto. Giappone: nuovi obiettivi climatici. Il Giappone ha fissato gli obiettivi soltanto al 9% di riduzione entro il 2020, pur facendo parte del g8, ed usando lo stesso trucco degli Stati Uniti, cioè tenendo come punto di riferimento i livelli del 2005, anziché quelli del 1990. L’impegno è inferiore al previsto, ma visto che finora erano stati ben pochi quelli presi, è meglio di niente. Maldive: impegno a liberarsi dal carbonio. Ora in molti obietteranno che le Maldive non sono affatto una delle più grandi economie del mondo. E’ vero, ma vale la pena citarle perché è strano vedere come uno dei Paesi più piccoli e meno “pesanti” dal punto di vista dell’impronta ecologica, finisca con il dare il buon esempio a tutti. Le Maldive infatti hanno posto l’obiettivo di diventare il primo Stato al mondo ad emissioni zero di carbonio. Questa promessa è dovuta più che altro allo spavento che c’è stato in alcune isole, letteralmente sommerse dall’innalzamento delle acque, ma l’impegno e la dedizione di questo tipo deve essere osservata ed imparata dalle nazioni ricche che fanno troppo poco. Cina, India e Brasile: anche gli obiettivi sul clima sono ancora in via di sviluppo. Le cosiddette economie in via di sviluppo hanno finora rifiutato di fissare obiettivi di riduzione delle emissioni, anche se hanno avuto un buon motivo per farlo. L’India ha ripetutamente detto che sarebbe disposta a farlo se le nazioni ricche si impegnassero a ridurre le emissioni del 25-40% entro il 2020; la Cina, mentre continua con i suoi progetti sull’energia pulita, continua a non fissare alcun concreto obiettivo climatico. Neanche il Brasile ha fissato alcun obiettivo, ma tutti e tre hanno convenuto di fissare obiettivi di riduzione dei gas a effetto serra per il 2050 entro il mese di dicembre, quando le nazioni in tutto il mondo si riuniranno a Copenaghen per il progetto che seguirà il protocollo di Kyoto. |
Solo 27 spiagge aperte ai cani in tutta Italia, come fare con Fido in vacanza?
Solo 27 spiagge aperte ai cani in tutta Italia, come fare con Fido in vacanza? Posted: 12 Jul 2009 01:58 AM PDT Da ogni parte tutti gli anni arrivano i soliti appelli a non abbandonare i cani quando si va in vacanza. Ma come sempre a parlare sono bravi tutti, ma all’atto pratico diventa un po’ un problema. L’Italia ha 8.000 km di costa, ma la cosa assurda è che quasi tutti sono diventati privati. Per questo motivo chi si “impossessa” del territorio demaniale, ha anche l’autorizzazione a decidere se far entrare i cani nel suo stabilimento o no. E nella maggior parte dei casi dice di no. Dunque cosa fare con le vacanze imminenti ed il nostro Fido che non si sa dove metterlo? Per chi si reca in case-vacanza, il problema non si pone. Il nostro cane rimarrà in casa, soffrirà un po’ il caldo, ma almeno rimane con noi. Per gli alberghi un poco la situazione si complica, perché non tutti sono attrezzati per ospitare animali. Se però lo vogliamo portare in spiaggia, le alternative sono due: andare in quella pubblica (e ce n’è sempre di meno) o portarlo in una delle 27 spiagge d’Italia attrezzate ad ospitarlo. Eh già, solo 27, per un totale di pochi chilometri, su un’immensità di territorio. L’Emilia Romagna è la Regione meglio attrezzata, con 10 spiagge che hanno ombrelloni e docce apposta per i cani; bene anche la Liguria con 8 stabilimenti, un po’ meno la Toscana con solo 4, le Marche con due e Abruzzo, Lazio e Veneto con una soltanto. Per ulteriori informazioni il sito www.vacanzebestiali.org vi renderà più chiare le idee. Lo scorso anno si è stimato che gli abbandoni estivi sono stati 14 mila, 3-4 mila in meno di due anni fa, mentre quest’anno si pensa non debbano superare le 10 mila unità, di meno rispetto al passato ma sempre troppe. Il calo è dovuto in buona parte grazie al microchip obbligatorio attraverso il quale si può risalire al padrone, ma anche grazie alle tante iniziative che si stanno moltiplicando da parte delle associazioni animaliste. Alcune di esse si occupano delle autorizzazioni per le spiagge, sia pubbliche che private, a fare delle eccezioni e permettere il transito degli amici a quattro zampe, mentre altre provvedono ad istituire delle specie di alberghi per animali, come il Bau village aperto a Roma, in cui dei volontari si occuperanno del vostro cane, portandolo anche a rinfrescarsi in una spieggia in cui quello non autorizzato ad entrarvi è l’uomo, per tutta la durata della vostra assenza. L’appello importante è, e rimane come sempre, non abbandonate il vostro cane. |
Singapore diventa la prima città ad auto-sufficienza idrica pur non avendo fonti d’acqua
Posted: 12 Jul 2009 03:40 AM PDT Khoo Chye Teng, il capo dell’agenzia dell’acqua di Singapore si è finalmente svegliato dopo 5 anni dall’inizio del mandato, e ha impresso una svolta al sistema idrico della città asiatica. A differenza dei suoi predecessori alla Public Utilities Board, Khoo non vuole che il suo Paese dipenda dalle risorse di quelli ricchi, ma vuole raggiungere l’auto-sufficienza, almeno per quanto riguarda l’acqua, per la sopravvivenza a lungo termine e per lo sviluppo. Grazie alla tecnologia, Singapore ha ora la capacità di generare gran parte della propria acqua e si prepara a svolgere un ruolo di primo piano nel riciclaggio delle acque usate, un settore emergente del valore di circa 100 miliardi di dollari a livello mondiale. Questo processo si baserà sulla depurazione dell’acqua su larga scala e relativamente a buon mercato, visto che si finisce con il purificare gli scarichi delle lavorazioni chimiche. Con una superficie di soli 700 chilometri quadrati, Singapore non ha molti fiumi da cui trarre le risorse per sopravvivere, e così molto spesso, per stessa ammissione di Khoo, si deve fare affidamento alla sola acqua abbondante che c’è in quelle terre, quella che arriva dal cielo con la pioggia. Il governo ha trasformato i due terzi di tutta l’isola in un grande bacino per le abbondanti piogge che cadono tutto l’anno per tagliare i condotti che provengono dalla Malesia da cui si riforniva fino a poco tempo fa. Oggi esiste una rete di drenaggio delle acque piovane di 7 mila km suddivisa in 15 serbatoi, che diventeranno prossimo anno 17.
ha spiegato Khoo. Come parte del suo obiettivo, Singapore sta trasformando in serbatoi alcuni laghi che possono ospitare gli sport acquatici e altre attività ricreative. Le brutte condotte delle fognature e i canali invece saranno trasformati per assomigliare a dei fiumi e dei torrenti naturali. Il punto di svolta per Singapore è venuto nei primi mesi del 2000, dopo che i miglioramenti nella tecnologia hanno reso possibile e conveniente il trattamento delle acque reflue su vasta scala. Questa si basa su una varietà di processi che utilizzano filtri semi-permeabili piuttosto che le sostanze chimiche o l’energia elettrica per separare l’acqua dalle sostanze contaminanti ed impurità. Il prodotto è sicuro da bere e utilizzare e per far girare i motori dell’economia di Singapore. Il tutto con un investimento di “soli” 5 miliardi di dollari di Singapore (meno di due miliardi e mezzo di euro) per costruire le infrastrutture nel corso degli ultimi sette anni. Dimostrazione che non ci vuole tanto per rendere un Paese auto-sufficiente dal punto di vista dell’acqua, anche senza fonti dirette. Ma il dato triste è che tale ingegno (ed anche l’impegno) sorge sempre in caso di necessità e non in previsione futura perché tanto, finché le risorse ci sono, l’uomo continua a sprecarle nella totale indifferenza. Questa iniziativa ha interessato la statunitense General Electric, la Siemens e alcune società tedesche e olandesi che hanno intenzione di istituire centri di ricerca per sviluppare nuove soluzioni per soddisfare le esigenze di acqua del mondo, mentre alcuni progetti sono stati già avviati in Qatar e in Algeria. L’Italia ha acqua in abbondanza, ma farebbe bene a prendere in considerazione tali investimenti. Questa sì che sarebbe politica sostenibile. Fonte: [Alternet] |
La morte serena del lago d’Aral
Los Angeles vuole liberarsi dal carbone entro 10 anni. Ce la farà?
Ieri, il sindaco di Los Angeles Antonio Villaraigosa ha annunciato la sua intenzione di rendere la città completamente priva di carbone entro il 2020, e svoltare verso l’energia pulita e rinnovabile. L’intenzione è buona, ma secondo molti osservatori sarà di difficile attuazione.
Villaraigosa ha affermato durante il suo secondo discorso di inaugurazione:
E’ giunto il momento di lanciare la sfida al carbonio. Il nostro secondo obiettivo per i prossimi quattro anni è quello di mettere LA su un percorso che spezzi definitivamente la nostra dipendenza dal carbone. Il carbone rappresenta attualmente circa il 40% della produzione energetica cittadina. Rompere con il carbone è un obiettivo a lungo termine che richiede un impegno a lungo termine. Per questo l’intenzione è di richiedere investimenti con pagamenti a rate.
Los Angeles produce il 40% della sua energia con il carbone, una bella cifra significativa, soprattutto considerando che ci sono 4 milioni di persone in città. Come Triple Pundit ricorda, è praticamente impossibile che LA si stacchi dal carbone, perché fra dieci anni si avrà un enorme (e ancora in crescita) domanda di energia.
Il Los Angeles Department of Water and Power prevede che dei circa 7000 megawatt di energia per la città, il carbone ne produca 2800. Per alcuni l’impianto solare più grande del Paese, come l’ancora incompiuta Ivanpah, impianto di energia solare nel deserto del Mojave, forniranno solo 400 MW, e LA non può contare solo su questo per ottenere l’indipendenza.
Così la dichiarazione del sindaco diventa politicamente affrettata, ed è abbastanza probabile che sia stata fatta perché lui non sarà ritenuto responsabile se l’obiettivo non verrà raggiunto, visto che è molto probabile che non sarà più in carica nel 2020.
Ma a parte questi piccoli particolari, la dichiarazione ha comunque prodotto alcuni effetti positivi: i piani per una nuova centrale a carbone vegetale nello Utah sono stati abbandonati dopo la dichiarazione di Los Angeles di voler rendersi indipendenti dal carbone, qualunque forma esso abbia.
E forse non è una cattiva cosa, in ogni caso, pensare e parlare più in grande di quanto si è veramente pronti a fare, perché anche se alla fine gli obiettivi non sono raggiunti, almeno si sono ottenute tante piccole vittorie che vanno comunque in quella direzione. Intanto il sindaco di Los Angeles è riuscito almeno ad ottenere che la sua città inizi un passaggio all’alimentazione del 20% proveniente dalle energie rinnovabili entro il prossimo anno, un buon inizio verso un disegno più grande.
Fonte: [Treehugger]
