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domenica
La Corea del Nord minaccia la guerra atomica
Fonte:
http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1085360/la-corea-del-nord-minaccia-la-guerra-atomica.shtml
Tensione altissima. E' imminente la scadenza dell'ultimatum
rivolto agli Usa e alla Corea del Sud
FOTO AFP
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Corea del Nord straccia la tregua con Seul
16:45 - La Corea del Nord minaccia la guerra atomica,
nell'imminenza della scadenza dell'ultimatum rivolto agli Usa e alla Corea del
Sud: Pyongyang ha intimato a Washington e a Seul di fermare le manovre
militari, o scatterà l'attacco. Gruppi militari di prima linea, unità antiaeree
e strategiche di missili e armi nucleari in Corea del Nord sono "nello
stadio finale di guerra a tutto campo, in attesa dell'ordine di attacco",
fanno sapere da Pyongyang.
"I regimi fantoccio negli Stati Uniti e nella Corea del
Sud saranno trasformati in un mare di fuoco in un batter d'occhio" se
scoppia una guerra, aggiunge il quotidiano del Partito dei Lavoratori, ripreso
dalla Yonhap. Rilanciando le minacce più volte ripetute negli ultimi giorni, il
Rodong Sinmun pubblica anche poesie di propaganda richiamando tutti "alla
coesione e all'unità contro i nemici" della nazione comunista.
In un crescendo di toni della propaganda, a maggior ragione
dopo la stretta alle sanzioni appena decisa dal Consiglio di Sicurezza
dell'Onu, la Corea del Nord ha fissato per domani la scadenza dell'ultimatum,
che è relativo all'annullamento dell'armistizio della guerra di Corea del
1950-53, unito alla minaccia di attacco nucleare, se Usa e Corea del Sud
lanceranno la simulazione al computer delle manovre militari Key Resolve,
all'interno di esercitazioni annuali ("Foal Eagle") partite a inizio
mese e destinate a chiudersi a fine aprile.
Seul ha dichiarato che si tratta di iniziative di natura
difensiva, mentre il Nord ha ribattuto che si tratta di prove generali
"per un'invasione" in piena regola, annunciando "manovre
militari a livello nazionale" al confine con il Sud attese tra domani e
dopodomani. In questo contesto, con mezzi, truppe e pezzi di artiglieria
ammassati intorno al 38/mo parallelo, le tensioni tra i due Paesi sono ai
massimi livelli.
I "rischi d'incidente sono altissimi" con l'ipotesi
di sparo di missili a corto raggio o di altre provocazioni durante "le
loro esercitazioni", ha commentato una fonte militare sudcoreana, secondo
cui in caso di passi falsi di Pyongyang, la Corea del Sud "risponderà con
una potenza 10 volte più forte".
venerdì
Arpa Piemonte: radioattività in cinghiali dovuta a Chernobyl
Fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Piemonte/Arpa-Piemonte-radioattivita-in-cinghiali-dovuta-a-Chernobyl_314260840571.html
Torino - (Adnkronos) - Gli animali selvatici, che si cibano
al suolo, sottolinea ancora Arpa Piemonte, sono particolarmente soggetti
all'ingestione di Cesio
Torino, 8 mar. -
(Adnkronos) - Il rilevamento di livelli elevati di radioattivita' in campioni
di carne di cinghiale in Valsesia e' dovuto alla presenza del Cesio 137
ricaduto in quantita' considerevole al suolo all'epoca dell'incidente di
Chernobyl. Lo precisa una nota di Arpa Piemonte in cui si sottolinea che il
Cesio e' scarsamente mobile e permane negli strati superficiali del suolo
(10-20 cm) per vari decenni. Altre fonti di contaminazione diverse da Chernobyl
sono da escludere dal momento che il costante monitoraggio dell'aria effettuato
in continuo da Arpa Piemonte non ha mostrato eventi anomali negli ultimi anni.
Gli animali selvatici, che si cibano al suolo, sottolinea
ancora Arpa Piemonte, sono particolarmente soggetti all'ingestione di Cesio.
Una situazione analoga avviene anche per i funghi e altri frutti spontanei del
sottobosco. Tutti gli altri alimenti che compongono la dieta tipo della
popolazione, che sono monitorati dall'Agenzia mediante un programma di
campionamento annuale coordinato da Ispra, hanno fornito sempre valori
ampiamente al di sotto dei limiti.
Nel corso dell'incontro odierno tenutosi presso l'Istituto
Zooprofilattico di Torino, Arpa Piemonte si e' impegnata a effettuare una
campagna di approfondimento radiometrico di natura ambientale dell'area, con
particolare riferimento ai suoli ed ai vegetali. Infine, sono in corso
approfondimenti tecnico scientifici sulle tematiche relative alla valutazione
della dose alla popolazione potenzialmente trasferibile dalla contaminazione
radioattiva rilevata.
Resveratrolo nel vino rosso, 100 bicchieri al giorno per combattere il cancro
PUBBLICATO 08 MARZO
2013 DA ANTONIO LUZI
In uno studio
pubblicato su Science e condotto ricercatori dell’’Università del Galles è
stato dimostrato che il resveratrolo, un fenolo che si ritrova nella buccia
dell’uva, avrebbe capacità di combattere il cancro, l’Alzheimer ed il diabete
di tipo 2.
Secondo i ricercatori il resveratrolo è il più potente
antiossidante che ci sia e può attivare gli enzimi anti-invecchiamento che a
loro volta attivano le nostre difese contro l’invecchiamento e le malattie, ci
aiutano a combattere lo stress, hanno una azione antinfiammatoria fluidificano
il sangue evitando problemi trombotici.
Bene per noi che teniamo alla nostra salute e che amiamo il
vino.
Purtroppo il vino rosso possiede basse concentrazioni di
resveratrolo e per avere un effetto valido dovremmo berne 100 bicchieri al
giorno, cosa impossibile anche per il più inveterato dei beoni.
I ricercatori dicono quindi che il prossimo passo dovrà essere fatto nella ricerca di un
farmaco sintetico che sia in grado di darci l’equivalente di resveratrolo
contenuto in 100 bicchieri di vino.
Per avere questo farmaco i ricercatori gallesi prevedono che
ci vorranno 5 anni di lavoro.
Quindi per ora possiamo solo aspettare e non tentare di bere
i 100 bicchieri al giorno che ci farebbero malissimo e, se mai riuscissimo a
berli, ci farebbero stare costantemente in coma etilico.
Ma una domanda ce la poniamo. Se madre natura distribuisce
nei suoi frutti una bassissima dose di questo elemento nutritivo è probabile
che ci sia un motivo.
Cosa succederà al nostro organismo se con una pasticca
assumeremo tanto di quel resveratrolo contenuto in 100 bicchieri di vino, prodotti
con qualche quintale di uva?
O tagli drastici o uscita dall'euro, la scelta dell'Italia secondo il tedesco Bruederle
Berlino,
08-03-2013
Per Rainer
Bruederle, capogruppo del partito liberale tedesco Fdp e alleato della
cancelliera Angela Merkel, è possibile che l'Italia esca dall'euro se non
proseguirà l'impegno ad adottare "misure drastiche" utili al
risanamento
"L'Italia
deve decidere per sé stessa se vuole adeguarsi alla moneta unica, non per noi.
Se il Paese non vuole farlo, deve trarne le conseguenze", ha detto
Bruederle a una trasmissione televisiva sulla situazione politica in Italia,
andata in onda sulla seconda rete pubblica Zdf.
Nell'intervista
alla Zdf il capogruppo liberale Rainer Bruederle ha detto che le regole alla
base dell'euro devono essere rispettate da tutti. L'alternativa ad un'uscita
dell'Italia dalla moneta unica consiste nell'adozione di "misure
drastiche", poiché il Paese soffre a causa di una scarsa competitivita' e
della mancata attuazione di riforme.
Il leader
della Fdp sottolinea che finora le spese dello Stato non sono state
praticamente ridotte, né è stato reso più flessibile il mercato del lavoro.
Anche la Germania ha compiuto un duro cammino con l'attuazione della riforma
dello stato sociale, ricorda Bruederle, aggiungendo che questo adesso
"deve farlo anche l'Italia. Non fare nulla e lamentarsi su cio' che va
male è una cosa troppo comoda".
Il
capogruppo liberale ammonisce che "la crisi dell'euro non è
superata", ma aggiunge anche che la Germania ha raggiunto il limite di
sopportabilità del carico per il salvataggio dei Paesi in crisi. Non è
ammissibile, ha spiegato il leader liberale, che i lavoratori tedeschi
finanzino con le loro tasse gli sviluppi errati negli altri Paesi europei.
"Non possiamo farlo", precisa, poiché "il bilancio statale
tedesco non deve diventare un self service per tutta l'Europa".
Preoccupato
sulla Zdf per gli sviluppi italiani e' anche il ministro degli Esteri
lussemburghese, Jean Asselborn, secondo il quale "se un Paese come
l'Italia diventasse ingovernabile, sarebbe
una cosa gravissima per l'Europa e per
l'euro".
Per evitare che anche in Italia continuino ad avanzare i populisti, ha ammonito
Asselborn, "l'Europa non deve essere associata solo al risparmio".
giovedì
MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA’ MES (ESM)
Fonte: http://sollevazione.blogspot.it/2012/04/meccanismo-europeo-di-stabilita-mes-esm.html
Come funziona la dittatura europea
La crisi degli spread è stata una bufala per attuare il MES-ESM.
Ascolta Monti.
Una rigorosa inchiesta sui meccanismi con cui il capitale finanziario soggioga stati, sovranità nazionali e democrazia.
di Tempesta Perfetta
In questi ultimi giorni l’attenzione di molti osservatori e critici del progetto dell’eurozona, compresa la mia, si è molto concentrata sull’accordo intergovernativo Fiscal Compact, che prevedendo l’inserimento della norma del pareggio di bilancio all’interno delle costituzioni nazionali dei 25 paesi aderenti creerà non pochi problemi di cessione di sovranità democratica e perdita di autonomia finanziaria. Ma in effetti c’è un altro accordo che lega soprattutto i 17 paesi dell’eurozona ad un’ulteriore consegna di principi e diritti costituzionali inalienabili ad un ente giuridico terzo sovranazionale e non democraticamente eletto: il trattato per l’istituzione del fondo permanente, chiamato Meccanismo Europeo di Stabilità MES (ESM in inglese, European Stability Mechanism).
A farmi ragionare sul significato della parola “permanente” è stato un video in cui la studiosa di economia e diritto Lidia Undiemi lanciava un appello al popolo italiano per impedire la costituzione di questo ente sovranazionale autonomo, indipendente e con poteri straordinari chiamato MES all’interno dell’Unione Europea (non sarebbe il primo, perché già abbiamo la Commissione, il Consiglio europeo e la banca centrale BCE). E così sono andato a leggermi il dossier in cui la dottoressa Undiemi con toni piuttosto allarmistici descriveva i pericoli della fondazione di questo MES e ho spulciato il testo completo del trattato che istituisce il Meccanismo Europeo di Stabilità, trovando in effetti parecchi motivi di preoccupazione (come sempre accade leggendo i documenti che provengono da questa istituzione monocratica, autoritaria e autoreferenziale chiamata Unione Europea, alla fine trovi molte più ombre che luci).
La parola “permanente” associata ad un’istituzione finanziaria mi ha fatto subito pensare al più importante ente giuridico che ha queste caratteristiche: la Banca. E in effetti il MES, a differenza dei precedenti fondi temporanei EFSM o EFSF che avevano una precisa scadenza, è una vera e propria banca sovranazionale (non centrale, perché non ha alcun potere di emissione della moneta, che rimane compito esclusivo e privilegiato della BCE), i cui soci azionisti sono i 17 paesi membri dell’eurozona, che con cadenza quinquennale avranno il compito di nominare ciascuno un rappresentante o governatore della banca (come avviene con il comitato esecutivo della BCE, i cui membri sono però soltanto 6, compreso il presidente Mario Draghi, e vengono nominati a turno in base ad accordi fra i vari governi nazionali). Ma andiamo con ordine, esaminando punto per punto le principali caratteristiche e funzioni di questa nuova banca europea.
1) Descrizione Generale
Il 17 dicembre 2010 il Consiglio europeo ha concordato sulla necessità per gli Stati membri della zona euro di istituire un meccanismo permanente di stabilità. Il presente meccanismo europeo di stabilità (MES) a partire dal 1 luglio 2012 sostituirà e assumerà il compito attualmente svolto dal Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) e dal meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (EFSM). Tuttavia i 17 paesi membri dell’eurozona potranno accedere al MES soltanto se prima avranno firmato il 1 marzo 2012 il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’unione economica e monetaria, più tristemente noto come Fiscal Compact (i tecnocrati europei sono ormai abituati ad utilizzare con i paesi membri questa snervante politica del “do ut des”: ovvero datemi una parte della vostra sovranità democratica e nazionale, così noi vi mettiamo a disposizione uno strumento per togliervene un’altra parte).
Inoltre per consentire l’integrazione del MES all’interno degli altri trattati europei, il 25 marzo 2011 il Consiglio presieduto da Herman Van Rompuy ha disposto la modifica dell’articolo 136 del “Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea” inserendo questo paragrafo: "Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità dell'intera zona euro. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità."
Vedremo in seguito cosa significa esattamente per ogni paese membro questa accettazione della condizionalità, ma la modifica dell’articolo 136 del trattato europeo comporta innanzitutto un obbligo di ratifica da parte dei paesi membri e ogni stato potrà decidere autonomamente la metodologia di ratifica (referendum o percorso parlamentare) da adottare: avete dubbi sul modo in cui verrà ratificata questa modifica in Italia? Io no, nessuno. Nel silenzio più assoluto dei media e dei giornali mainstream, questa modifica verrà approvata in parlamento, senza che nessuno si degni di spiegare al popolo italiano cosa significa in concreto la creazione di una nuova banca europea sovranazionale e permanente (qualcuno vi dirà che serve a difendere l’euro: ma siamo sicuri che dopo avere capito, vissuto e assistito alle sciagure che ha causato a parecchi popoli europei l’adozione di una moneta sbagliata, gli italiani siano ancora disposti a difendere l’euro?).
Il volume della capacità minima iniziale di finanziamento erogabile dal MES è fissato a 500 miliardi di euro, incluso l’accorpamento del fondo di salvataggio EFSF (la cui capacità doveva arrivare a 420 miliardi di euro, ma che di fatto non è mai stato operativo) e mentre l’adesione al MES dei 17 Stati membri della zona euro è vincolante (o con le buone o con le cattive dovranno aderire), la partecipazione degli altri 10 paesi dell’Unione Europea è su base volontaria (siamo quasi certi che nazioni ancora sovrane come Gran Bretagna e Svezia non faranno di certo le corse per accedere a questo nuovo pastrocchio burocratico dei tecnocrati europei, anzi gli inglesi si sono già chiamati fuori con largo anticipo rifiutando di firmare il Fiscal Compact).
Il MES coopererà strettamente con il Fondo monetario internazionale (FMI) nel fornire un sostegno alla stabilità finanziaria dell’eurozona e la partecipazione attiva del FMI sarà prevista sia a livello tecnico che finanziario. Anzi, lo Stato membro della zona euro che richiederà l’assistenza finanziaria dal MES dovrà rivolgere, ove possibile, richiesta analoga al FMI (in pratica il MES non vuole fare assolutamente concorrenza al FMI nella sua lucrosa attività di fornire prestiti ai disperati, proponendosi invece come sua filiale e ultimo avamposto in Europa).
In linea con la prassi del FMI, in casi eccezionali si prende in considerazione una forma adeguata e proporzionata di partecipazione del settore privato, soprattutto quando si tratta di finanziare programmi di aggiustamento macroeconomico (praticamente sempre perché abbiamo già visto che i problemi in Europa sono solo di tipo macroeconomico: quindi i privati possono entrare organicamente, e non solo come investitori esterni, nella fase di supporto creditizio ai vari stati, come sta accadendo in questi giorni in Grecia con il PSI, Private Sector Involvement).
In modo del tutto analogo ai prestiti del FMI, i capi di Stato o di governo sono costretti a concedere lo status di creditore privilegiato (seniority) ai prestiti del MES, pur accettando che lo status di creditore privilegiato del FMI prevalga su quello del MES (ubi maior minor cessat: se la casa madre vuole lucrare un po’ sulle spalle degli europei, la filiale deve mettersi da parte). Ciò significa che lo stato aderente al MES decide per tutto il periodo di durata del prestito di rinunciare al finanziamento dei mercati internazionali tramite l’emissione dei titoli di stato, perché nessun investitore sano di mente presterebbe i suoi soldi ad uno stato sapendo che il suo prestito verrebbe rimborsato sempre dopo quelli del FMI e del MES.
Il MES ha la propria sede e i propri uffici principali a Lussemburgo, ma può istituire un ufficio di collegamento a Bruxelles (il triangolo della morte: Bruxelles, Lussemburgo, Francoforte).
2) Governance
Al pari di una qualsiasi altra banca il MES sarà dotato di un consiglio dei governatori (equivalente al sindacato degli azionisti) e di un consiglio di amministrazione, nonché di un direttore generale e dell'altro personale ritenuto necessario.
Come abbiamo già detto i 17 governatori sono nominati direttamente dagli stati e dai governi dei paesi membri del MES e ogni governatore potrà a sua volta nominare “un amministratore e un amministratore supplente tra persone dotate di elevata competenza in campo economico e finanziario” (qui dobbiamo proprio incrociare le dita e fare gli scongiuri, perché avendo sperimentato e visto con i nostri occhi quanti geni e criminali della finanza girano a piede libero in Europa e nel mondo non c’è proprio da stare tranquilli).
Il consiglio dei governatori avrà anche il compito di nominare il direttore generale fra i candidati aventi la nazionalità di un membro del MES e il suo mandato sarà di cinque anni rinnovabile una sola volta. Il direttore generale decade comunque dalle sue funzioni qualora lo decida il consiglio dei governatori.
A differenza del consiglio dei governatori della BCE dove ogni paese rappresenta un voto (l’unico briciolo di democrazia rimasto nella banca centrale, a lungo contestato dai tedeschi e dai francesi), nel MES il meccanismo di voto è basato sulle quote di partecipazione al capitale sociale (questa volta la Germania si è fatta sentire di più), dato che per tutte le decisioni più importanti dei governatori o degli amministratori è necessaria la presenza di un quorum di due terzi dei membri aventi diritto di voto che rappresentino almeno i due terzi dei diritti voti. Il numero dei diritti di voto di ciascun paese membro del MES, rappresentato fisicamente dal governatore o dall’amministratore delegato, è pari al numero di quote versate e assegnate a tale membro sul totale del capitale (in altre parole chi ha messo più soldi, conta di più nelle votazioni).
E’ previsto anche un meccanismo di votazione d'urgenza nei casi in cui la Commissione europea o la BCE, in base ai loro elementi di informazione, concludano che è necessaria la concessione di un prestito o l'attuazione di assistenza finanziaria per un dato paese. Malgrado la creazione del MES sia stata resa indispensabile dalla latitanza della BCE in campo di politica monetaria e sostegno agli stati ex-sovrani, la banca centrale di Francoforte vuole avere un ruolo attivo nella gestione del MES e previa richiesta, i governatori della BCE potranno partecipare a tutte le riunioni o i consigli di amministrazione del MES (tranne quelle private e segrete, di cui parleremo dopo).
In caso di mancato pagamento, da parte di un paese membro del MES, di una rata del prestito da rimborsare o di una quota del capitale ancora da versare i governatori o gli amministratori di questo paese membro non potranno più esercitare i propri diritti di voto per l’intera durata di tale inadempienza (quindi se non paghi esci fuori dal giro che conta e visto il contesto di nuovi tecnocrati usurai di cui stiamo parlando, mi pare una direttiva più che legittima).
3) Capitale
Il valore complessivo del capitale sociale da versare da parte degli stati aderenti al MES, nell’arco di cinque anni, è la bellezza di 700 miliardi di euro, mentre la prima rata annuale da versare subito cash all’atto della stipula del contratto è complessivamente di 80 miliardi di euro. Per l’Italia si traduce in un esborso di circa 14,4 miliardi subito, entro il 1 luglio 2012, e 125 miliardi complessivi nell’arco di 5 anni (Allegato II del trattato, in fondo al documento).
Il modello di assegnazione delle quote e di contribuzione per la sottoscrizione del capitale autorizzato del MES è basato sul modello di sottoscrizione del capitale della BCE da parte delle banche centrali nazionali dei membri del MES (vedi Allegato I del trattato).
Praticamente se l’Italia vorrà essere tutelata e richiedere il supporto finanziario dalla banca MES tramite prestiti (quindi indebitarsi), dovrà prima indebitarsi per altra via o svenarsi, perché è indubbio che questi 125 miliardi o li chiede ai mercati tramite emissione di titoli di stato o li strappa in qualche modo dalle tasche degli italiani, a cui poi in teoria dovrebbero andare a finire i proventi del prestito. Detto in altre parole, il meccanismo del MES prevede soltanto queste due opzioni per ogni stato: prima il paese deve indebitarsi per avere poi un altro debito oppure toglie i soldi ai suoi cittadini per ridarglieli però indebitandosi (va bene che le ampiezze dei debiti e dei prestiti contratti possono essere diverse, ma nel meccanismo c’è sicuramente qualcosa che non torna dal punto di vista logico, soprattutto per i popoli che dovrebbero essere i fruitori finali di questi aiuti).
Ovviamente il primo pensiero che viene in mente è cosa succede negli altri paesi “normali” e sovrani che hanno ancora una loro banca centrale di emissione: quando il governo ha bisogno di soldi se li fa dare nuovi di “stampa” dalla banca centrale tramite il suo conto corrente oppure emette titoli di stato per raccattare i soldi dal mercato ed evitare di mettere ancora nuova moneta in circolazione. In teoria, quello che avrebbe dovuto fare la BCE fin dal primo giorno della sua fondazione e che non ha mai fatto, lasciando i paesi dell’eurozona in balia dei mercati e dei debiti. Ma andiamo avanti, perché le cose belle da scoprire sono ancora tante.
Nel caso in cui dovesse verificarsi una carenza di fondi nelle disponibilità del MES, il direttore generale può richiedere un rientro più rapido e accelerato del capitale da parte dei paesi membri rispetto alla scadenza della rata annuale, per “onorare la totalità dei pagamenti dovuti ai creditori alla scadenza prevista”. E i paesi membri del MES si “impegnano incondizionatamente e irrevocabilmente a versare il capitale richiesto dal direttore generale ai sensi del presente paragrafo entro sette giorni dal ricevimento della richiesta”.
A questo punto dobbiamo aprire una piccola parentesi. Abbiamo detto che la potenzialità minima iniziale di credito del MES sarà di 500 miliardi, di cui 80 miliardi saranno richiesti subito agli stati come capitale di rischio o di riserva e il resto sarà raccolto sul mercato tramite obbligazioni o altri strumenti finanziari. Ciò significa che inizialmente il MES funzionerà a leva con un rapporto minimo (fissato per decreto, articolo 41) fra capitale proprio e debiti contratti del 15% (ovvero una leva finanziaria di 7,6 volte il capitale proprio). Tuttavia se la quantità di denaro raccolto tramite l’indebitamento e quindi la leva finanziaria dovesse risultare superiore al valore previsto, il MES può richiedere subito e irrevocabilmente un aumento di capitale ai propri paesi azionisti.
Una tale eventualità è in effetti molto improbabile perché significa che le emissioni di obbligazioni e l’indebitamento del MES dovrebbero superare abbondantemente i 500 miliardi di euro nel giro di un anno, ma considerando l’enorme debito pubblico complessivo dei paesi dell’eurozona (guarda grafico sotto) a cui bisogna garantire copertura, allora non è da escludere che in tempi brevi l’esposizione del MES potrebbe pericolosamente superare i limiti consentiti dal trattato, richiedendo quindi il versamento anticipato delle quote.
Tabella n.1 ammontare dei debiti sovrani nella Ue
e paesi detentori. (clicca per ingrandire)
Se a questo aggiungiamo che il trattato prevede anche la possibilità di attivare il MES per fornire prestiti e assistenza finanziaria alle banche private dei paesi membri (“ricorrendo a prestiti con l'obiettivo specifico di ricapitalizzare le istituzioni finanziarie dello stesso paese membro”, articolo 15), allora la prospettiva cambia radicalmente, perché le banche europee (soprattutto francesi e tedesche, Credit Agricole, Societe Generale, Deutsche Bank, Commerzank), sono quelle che hanno un maggiore rapporto di indebitamento rispetto ai parametri patrimoniali previsti dagli accordi di Basilea 3 (guarda più sotto Tabella n.2 delle banche mondiali che utilizzano una maggiore leva finanziaria, rapporto fra debiti e capitale proprio, per fare prestiti e investimenti). Quindi il rischio che il MES possa attivarsi per fare operazioni di ricapitalizzazione e salvataggio straordinario delle banche private, richiedendo il versamento anticipato delle quote, aumenta considerevolmente.
Tuttavia questa anomala banca sovranazionale chiamata MES, non avendo una propria banca centrale di riferimento (non è previsto il supporto finanziario diretto da parte della BCE), nei casi di emergenza richiede subito l’intervento dei propri paesi membri “azionisti”, che in pratica fungono da vera e propria “banca centrale” di ultima istanza per il MES. Quindi i cittadini, i popoli, gli stati europei saranno legati in modo indissolubile alle sorti finanziarie del MES e verranno “incondizionatamente”, chiamati a versare soldi al MES ogni qualvolta quest’ultimo si troverà con l’acqua alla gola, in tempi ridottissimi (7 giorni).
Tabella n.2: la leva finanziaria del sistema bancario
(clicca per ingrandire)
Capite bene che un rapporto di dipendenza così severo con un ente finanziario sovranazionale esterno può comportare gravi disagi di liquidità per uno stato, soprattutto per uno stato come l’Italia che ha già le sue belle gatte da pelare con debiti in scadenza e spesa corrente da finanziare. Qualunque statista sano di mente non accetterebbe mai condizioni di adesione così vessatorie (eccetto Mario Monti che accetterà invece a scatola chiusa perché ormai sappiamo che lui fa parte della casta dei “fulminati”), anche perché nel caso in cui l’Italia dovesse un giorno chiedere un prestito al MES potrebbe trovarsi nella sgradevole condizione di dover pagare da una parte la rata del prestito (con i relativi interessi) e dall’altra la quota anticipata di capitale ancora da versare. Una doppia fregatura.
4) Prestiti e operatività
Il MES non agisce soltanto fornendo prestiti strutturati agli stati in difficoltà ma può direttamente adottare disposizioni per l’acquisto dei titoli di stato emessi sul mercato primario da un paese membro, qualora la totalità o parte dei titoli collocati nelle aste dovessero andare invenduti. Quindi il MES rappresenta per gli stati membri un vero e proprio prestatore di ultima istanza, sopperendo alla mancanza di un ente finanziario simile nell’eurozona perché come purtroppo già sappiamo la BCE (nonostante gli appelli unanimi a cambiare il suo statuto da parte di tutti i maggiori osservatori ed economisti internazionali ed europei) non svolge questo compito.
Ma, come abbiamo visto sopra, gli stati sono a loro volta i prestatori di ultima istanza del MES, quindi non è escluso che la scarsa lungimiranza e sperimentata incompetenza dei tecnocrati europei possa presto far entrare di nuovo tutta l’eurozona in una spirale viziosa e illogica capace di fare accartocciare ed implodere tutto il meccanismo (ricordiamo che questi geniali tecnocrati sono gli stessi che non hanno saputo prevedere gli evidenti squilibri macroeconomici dei flussi commerciali nell’eurozona, descritti in questo articolo).
La volontà della BCE di togliersi di dosso il peso dei debiti pubblici europei e di abbandonare tutta l’eurozona al suo destino si vede anche nel successivo articolo in cui viene chiarito che il MES può agire e acquistare sui mercati secondari titoli di stato già emessi e circolanti di un paese membro, per evitare il contagio e contrastare la speculazione finanziaria. In questo modo la BCE non sarebbe più costretta ad acquistare titoli di stato per fare abbassare gli spread, lasciando in pratica che questi titoli vengano riacquistati dagli stessi stati attraverso il MES (altro elemento di grande ambiguità e irrazionalità).
Nel concedere un sostegno alla stabilità, il MES persegue la completa copertura dei costi operativi e di finanziamento ed è autorizzato a ricercare un margine adeguato di profitto, tramite la procedura di fissazione dei tassi di interesse che può essere rivista liberamente dal consiglio dei governatori (anche qui un’eccessiva concessione di operatività ad un ente che nasce con fondi statali e ha obiettivi di sussidiarietà e assistenza). In casi eccezionali e ove possibile, eventuali utili e dividendi sono distribuiti in proporzione agli apporti di capitale versato (Germania, Francia e Italia sono avvantaggiate, ma i casi previsti dal trattato sono veramente eccezionali e improbabili).
Come abbiamo già accennato, nella realizzazione del suo obiettivo il MES è autorizzato ad indebitarsi sui mercati dei capitali con banche, istituzioni finanziarie o altri soggetti o istituzioni, tramite il collocamento di propri titoli obbligazionari o altri strumenti finanziari (quindi via libera all’acquisto di obbligazioni e titoli MES da parte di banche private, società di investimento, fondi comuni, hedge funds e si ripartirà come sempre con un altro giro di speculazioni finanziarie su questi nuovi titoli, con società di rating e tutto il resto. Come dire, chiudiamo per un po’ la giostra sui titoli di stato e apriamo quella delle obbligazioni e degli altri strumenti finanziari del MES. Cambia il nome ma non la sostanza).
5) Immunità e privilegi
Questa è sicuramente la parte più inquietante e oscura dell’intero trattato, perché al fine di consentire al MES di realizzare i suoi obiettivi, allo stesso sono conferiti nel territorio di ogni suo paese membro una serie sproporzionata di privilegi e di immunità, che devono sicuramente fare riflettere. Infatti sappiamo già che questi enti sovranazionali hanno l’abitudine di entrare in sordina e nell’indifferenza più assoluta dell’opinione pubblica nelle strutture democratiche di uno stato diventando poi gli unici sovrani (vedi FMI, Banca Mondiale e Unione Europea nel suo complesso, i cui organi direttivi ed esecutivi, Commissione e Consiglio, non sono legittimati da alcun voto democratico e popolare, eppure ci comandano a bacchetta). Vediamo brevemente, in un rapido elenco, quali sono questi privilegi e immunità:
# I beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, godono dell’immunità da ogni forma di giurisdizione.
# I beni, le disponibilità e le proprietà del MES non possono essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca, esproprio e di qualsiasi altra forma di sequestro o pignoramento derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative o normative (cosa? L’abitazione in cui vive un normale cittadino può essere espropriata in qualsiasi momento, mentre le proprietà acquisite dal MES magari tramite un’attività creditizia quantomeno ambigua, no?).
# I beni, le disponibilità e le proprietà del MES sono esenti da restrizioni, regolamentazioni, controlli e moratorie di ogni genere.
# Gli archivi del MES e tutti i documenti appartenenti al MES o da esso detenuti sono inviolabili.
# I locali del MES sono inviolabili.
# Gli Stati aderenti al MES riservano alle comunicazioni ufficiali del MES lo stesso trattamento riservato alle comunicazioni ufficiali di un paese membro del MES.
# Il MES è esente da obblighi di autorizzazione o di licenza applicabili agli enti creditizi, ai prestatori di servizi di investimento o ad altre entità soggette ad autorizzazione o licenza o regolamentate secondo la legislazione applicabile in ciascuno dei suoi membri.
# I membri o gli ex membri del consiglio dei governatori e del consiglio di amministrazione e il personale che lavora, o ha lavorato, per o in rapporto con il MES sono tenuti a non rivelare le informazioni protette dal segreto professionale (cosa avranno mai da dirsi di così segreto? In fondo sono informazioni pubbliche riguardanti i nostri stati, no?)
# Essi sono tenuti, anche dopo la cessazione delle loro funzioni, a non divulgare informazioni che per loro natura sono protette dal segreto professionale (come sopra, il segreto professionale va bene per un operatore finanziario che lavora per i privati, ma non per chi lavora per un ente pubblico e statale).
# Nell'interesse del MES, i governatori, gli amministratori, il direttore generale e gli altri membri del personale godono dell’immunità di giurisdizione per gli atti da loro compiuti nell'esercizio ufficiale delle loro funzioni e godono dell’inviolabilità per tutti gli atti scritti e documenti ufficiali redatti.
# Il direttore generale può revocare l’immunità di qualsiasi membro del personale del MES, eccetto se stesso.
# Nell’ambito delle sue attività istituzionali, il MES, i suoi attivi, le sue entrate, i suoi beni nonché le operazioni e transazioni autorizzate dal presente trattato sono esenti da qualsiasi imposta diretta.
# I membri del MES adottano, se del caso, le opportune disposizioni per condonare o rimborsare l’importo delle imposte indirette (a loro totale discrezione decidono se pagare le tasse).
# I beni importati dal MES necessari all’assolvimento delle sue funzioni istituzionali sono esenti da ogni dazio e imposta all’importazione e da ogni divieto e restrizione all’importazione.
# Il personale del MES è soggetto all'applicazione di un’imposta interna sugli stipendi, salari e sugli emolumenti corrisposti dal MES, che sono quindi esenti dall’imposta nazionale sul reddito.
# Nessuna imposta di qualsivoglia natura è applicata a chiunque detenga le obbligazioni o i titoli emessi dal MES, compresi i relativi interessi o dividendi.
# Il consiglio dei governatori decide su qualsiasi controversia tra il MES e i suoi paesi membri, o tra i membri del MES, in relazione all’interpretazione e all’applicazione del presente trattato, compresa qualsiasi controversia sulla compatibilità delle decisioni adottate dal MES con il presente trattato.
# Se un paese membro del MES contesta la decisione del consiglio dei governatori, la controversia è sottoposta alla Corte di giustizia dell’Unione europea. La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea è vincolante per le parti in causa, che adottano le necessarie misure per conformarvisi entro il periodo stabilito dalla Corte (la giurisdizione e lo stato di diritto nazionale vengono quindi annullati nei rapporti con il MES, altra cessione di sovranità impressionante).
Un’ultima considerazione, perché dopo avere visto quale sarà la vera natura e finalità di questo MES, non credo sia necessario aggiungere altro. Vista l’abbondanza di istituzioni sovranazionali e non democraticamente elette in Europa, era proprio così urgente e opportuno costringere i cittadini europei a pagare di tasca propria per finanziare un ente giuridico che finirà poi per spadroneggiare ed espropriarli di un’altra bella fetta di sovranità democratica? Non credono i tecnocrati europei di stare tirando troppo la corda e che questa corda alla fine si spezzerà?
Come funziona la dittatura europea
La crisi degli spread è stata una bufala per attuare il MES-ESM.
Ascolta Monti.
Una rigorosa inchiesta sui meccanismi con cui il capitale finanziario soggioga stati, sovranità nazionali e democrazia.
di Tempesta Perfetta
In questi ultimi giorni l’attenzione di molti osservatori e critici del progetto dell’eurozona, compresa la mia, si è molto concentrata sull’accordo intergovernativo Fiscal Compact, che prevedendo l’inserimento della norma del pareggio di bilancio all’interno delle costituzioni nazionali dei 25 paesi aderenti creerà non pochi problemi di cessione di sovranità democratica e perdita di autonomia finanziaria. Ma in effetti c’è un altro accordo che lega soprattutto i 17 paesi dell’eurozona ad un’ulteriore consegna di principi e diritti costituzionali inalienabili ad un ente giuridico terzo sovranazionale e non democraticamente eletto: il trattato per l’istituzione del fondo permanente, chiamato Meccanismo Europeo di Stabilità MES (ESM in inglese, European Stability Mechanism).
A farmi ragionare sul significato della parola “permanente” è stato un video in cui la studiosa di economia e diritto Lidia Undiemi lanciava un appello al popolo italiano per impedire la costituzione di questo ente sovranazionale autonomo, indipendente e con poteri straordinari chiamato MES all’interno dell’Unione Europea (non sarebbe il primo, perché già abbiamo la Commissione, il Consiglio europeo e la banca centrale BCE). E così sono andato a leggermi il dossier in cui la dottoressa Undiemi con toni piuttosto allarmistici descriveva i pericoli della fondazione di questo MES e ho spulciato il testo completo del trattato che istituisce il Meccanismo Europeo di Stabilità, trovando in effetti parecchi motivi di preoccupazione (come sempre accade leggendo i documenti che provengono da questa istituzione monocratica, autoritaria e autoreferenziale chiamata Unione Europea, alla fine trovi molte più ombre che luci).
La parola “permanente” associata ad un’istituzione finanziaria mi ha fatto subito pensare al più importante ente giuridico che ha queste caratteristiche: la Banca. E in effetti il MES, a differenza dei precedenti fondi temporanei EFSM o EFSF che avevano una precisa scadenza, è una vera e propria banca sovranazionale (non centrale, perché non ha alcun potere di emissione della moneta, che rimane compito esclusivo e privilegiato della BCE), i cui soci azionisti sono i 17 paesi membri dell’eurozona, che con cadenza quinquennale avranno il compito di nominare ciascuno un rappresentante o governatore della banca (come avviene con il comitato esecutivo della BCE, i cui membri sono però soltanto 6, compreso il presidente Mario Draghi, e vengono nominati a turno in base ad accordi fra i vari governi nazionali). Ma andiamo con ordine, esaminando punto per punto le principali caratteristiche e funzioni di questa nuova banca europea.
1) Descrizione Generale
Il 17 dicembre 2010 il Consiglio europeo ha concordato sulla necessità per gli Stati membri della zona euro di istituire un meccanismo permanente di stabilità. Il presente meccanismo europeo di stabilità (MES) a partire dal 1 luglio 2012 sostituirà e assumerà il compito attualmente svolto dal Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) e dal meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (EFSM). Tuttavia i 17 paesi membri dell’eurozona potranno accedere al MES soltanto se prima avranno firmato il 1 marzo 2012 il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’unione economica e monetaria, più tristemente noto come Fiscal Compact (i tecnocrati europei sono ormai abituati ad utilizzare con i paesi membri questa snervante politica del “do ut des”: ovvero datemi una parte della vostra sovranità democratica e nazionale, così noi vi mettiamo a disposizione uno strumento per togliervene un’altra parte).
Inoltre per consentire l’integrazione del MES all’interno degli altri trattati europei, il 25 marzo 2011 il Consiglio presieduto da Herman Van Rompuy ha disposto la modifica dell’articolo 136 del “Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea” inserendo questo paragrafo: "Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità dell'intera zona euro. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità."
Vedremo in seguito cosa significa esattamente per ogni paese membro questa accettazione della condizionalità, ma la modifica dell’articolo 136 del trattato europeo comporta innanzitutto un obbligo di ratifica da parte dei paesi membri e ogni stato potrà decidere autonomamente la metodologia di ratifica (referendum o percorso parlamentare) da adottare: avete dubbi sul modo in cui verrà ratificata questa modifica in Italia? Io no, nessuno. Nel silenzio più assoluto dei media e dei giornali mainstream, questa modifica verrà approvata in parlamento, senza che nessuno si degni di spiegare al popolo italiano cosa significa in concreto la creazione di una nuova banca europea sovranazionale e permanente (qualcuno vi dirà che serve a difendere l’euro: ma siamo sicuri che dopo avere capito, vissuto e assistito alle sciagure che ha causato a parecchi popoli europei l’adozione di una moneta sbagliata, gli italiani siano ancora disposti a difendere l’euro?).
Il volume della capacità minima iniziale di finanziamento erogabile dal MES è fissato a 500 miliardi di euro, incluso l’accorpamento del fondo di salvataggio EFSF (la cui capacità doveva arrivare a 420 miliardi di euro, ma che di fatto non è mai stato operativo) e mentre l’adesione al MES dei 17 Stati membri della zona euro è vincolante (o con le buone o con le cattive dovranno aderire), la partecipazione degli altri 10 paesi dell’Unione Europea è su base volontaria (siamo quasi certi che nazioni ancora sovrane come Gran Bretagna e Svezia non faranno di certo le corse per accedere a questo nuovo pastrocchio burocratico dei tecnocrati europei, anzi gli inglesi si sono già chiamati fuori con largo anticipo rifiutando di firmare il Fiscal Compact).
Il MES coopererà strettamente con il Fondo monetario internazionale (FMI) nel fornire un sostegno alla stabilità finanziaria dell’eurozona e la partecipazione attiva del FMI sarà prevista sia a livello tecnico che finanziario. Anzi, lo Stato membro della zona euro che richiederà l’assistenza finanziaria dal MES dovrà rivolgere, ove possibile, richiesta analoga al FMI (in pratica il MES non vuole fare assolutamente concorrenza al FMI nella sua lucrosa attività di fornire prestiti ai disperati, proponendosi invece come sua filiale e ultimo avamposto in Europa).
In linea con la prassi del FMI, in casi eccezionali si prende in considerazione una forma adeguata e proporzionata di partecipazione del settore privato, soprattutto quando si tratta di finanziare programmi di aggiustamento macroeconomico (praticamente sempre perché abbiamo già visto che i problemi in Europa sono solo di tipo macroeconomico: quindi i privati possono entrare organicamente, e non solo come investitori esterni, nella fase di supporto creditizio ai vari stati, come sta accadendo in questi giorni in Grecia con il PSI, Private Sector Involvement).
In modo del tutto analogo ai prestiti del FMI, i capi di Stato o di governo sono costretti a concedere lo status di creditore privilegiato (seniority) ai prestiti del MES, pur accettando che lo status di creditore privilegiato del FMI prevalga su quello del MES (ubi maior minor cessat: se la casa madre vuole lucrare un po’ sulle spalle degli europei, la filiale deve mettersi da parte). Ciò significa che lo stato aderente al MES decide per tutto il periodo di durata del prestito di rinunciare al finanziamento dei mercati internazionali tramite l’emissione dei titoli di stato, perché nessun investitore sano di mente presterebbe i suoi soldi ad uno stato sapendo che il suo prestito verrebbe rimborsato sempre dopo quelli del FMI e del MES.
Il MES ha la propria sede e i propri uffici principali a Lussemburgo, ma può istituire un ufficio di collegamento a Bruxelles (il triangolo della morte: Bruxelles, Lussemburgo, Francoforte).
2) Governance
Al pari di una qualsiasi altra banca il MES sarà dotato di un consiglio dei governatori (equivalente al sindacato degli azionisti) e di un consiglio di amministrazione, nonché di un direttore generale e dell'altro personale ritenuto necessario.
Come abbiamo già detto i 17 governatori sono nominati direttamente dagli stati e dai governi dei paesi membri del MES e ogni governatore potrà a sua volta nominare “un amministratore e un amministratore supplente tra persone dotate di elevata competenza in campo economico e finanziario” (qui dobbiamo proprio incrociare le dita e fare gli scongiuri, perché avendo sperimentato e visto con i nostri occhi quanti geni e criminali della finanza girano a piede libero in Europa e nel mondo non c’è proprio da stare tranquilli).
Il consiglio dei governatori avrà anche il compito di nominare il direttore generale fra i candidati aventi la nazionalità di un membro del MES e il suo mandato sarà di cinque anni rinnovabile una sola volta. Il direttore generale decade comunque dalle sue funzioni qualora lo decida il consiglio dei governatori.
A differenza del consiglio dei governatori della BCE dove ogni paese rappresenta un voto (l’unico briciolo di democrazia rimasto nella banca centrale, a lungo contestato dai tedeschi e dai francesi), nel MES il meccanismo di voto è basato sulle quote di partecipazione al capitale sociale (questa volta la Germania si è fatta sentire di più), dato che per tutte le decisioni più importanti dei governatori o degli amministratori è necessaria la presenza di un quorum di due terzi dei membri aventi diritto di voto che rappresentino almeno i due terzi dei diritti voti. Il numero dei diritti di voto di ciascun paese membro del MES, rappresentato fisicamente dal governatore o dall’amministratore delegato, è pari al numero di quote versate e assegnate a tale membro sul totale del capitale (in altre parole chi ha messo più soldi, conta di più nelle votazioni).
E’ previsto anche un meccanismo di votazione d'urgenza nei casi in cui la Commissione europea o la BCE, in base ai loro elementi di informazione, concludano che è necessaria la concessione di un prestito o l'attuazione di assistenza finanziaria per un dato paese. Malgrado la creazione del MES sia stata resa indispensabile dalla latitanza della BCE in campo di politica monetaria e sostegno agli stati ex-sovrani, la banca centrale di Francoforte vuole avere un ruolo attivo nella gestione del MES e previa richiesta, i governatori della BCE potranno partecipare a tutte le riunioni o i consigli di amministrazione del MES (tranne quelle private e segrete, di cui parleremo dopo).
In caso di mancato pagamento, da parte di un paese membro del MES, di una rata del prestito da rimborsare o di una quota del capitale ancora da versare i governatori o gli amministratori di questo paese membro non potranno più esercitare i propri diritti di voto per l’intera durata di tale inadempienza (quindi se non paghi esci fuori dal giro che conta e visto il contesto di nuovi tecnocrati usurai di cui stiamo parlando, mi pare una direttiva più che legittima).
3) Capitale
Il valore complessivo del capitale sociale da versare da parte degli stati aderenti al MES, nell’arco di cinque anni, è la bellezza di 700 miliardi di euro, mentre la prima rata annuale da versare subito cash all’atto della stipula del contratto è complessivamente di 80 miliardi di euro. Per l’Italia si traduce in un esborso di circa 14,4 miliardi subito, entro il 1 luglio 2012, e 125 miliardi complessivi nell’arco di 5 anni (Allegato II del trattato, in fondo al documento).
Il modello di assegnazione delle quote e di contribuzione per la sottoscrizione del capitale autorizzato del MES è basato sul modello di sottoscrizione del capitale della BCE da parte delle banche centrali nazionali dei membri del MES (vedi Allegato I del trattato).
Praticamente se l’Italia vorrà essere tutelata e richiedere il supporto finanziario dalla banca MES tramite prestiti (quindi indebitarsi), dovrà prima indebitarsi per altra via o svenarsi, perché è indubbio che questi 125 miliardi o li chiede ai mercati tramite emissione di titoli di stato o li strappa in qualche modo dalle tasche degli italiani, a cui poi in teoria dovrebbero andare a finire i proventi del prestito. Detto in altre parole, il meccanismo del MES prevede soltanto queste due opzioni per ogni stato: prima il paese deve indebitarsi per avere poi un altro debito oppure toglie i soldi ai suoi cittadini per ridarglieli però indebitandosi (va bene che le ampiezze dei debiti e dei prestiti contratti possono essere diverse, ma nel meccanismo c’è sicuramente qualcosa che non torna dal punto di vista logico, soprattutto per i popoli che dovrebbero essere i fruitori finali di questi aiuti).
Ovviamente il primo pensiero che viene in mente è cosa succede negli altri paesi “normali” e sovrani che hanno ancora una loro banca centrale di emissione: quando il governo ha bisogno di soldi se li fa dare nuovi di “stampa” dalla banca centrale tramite il suo conto corrente oppure emette titoli di stato per raccattare i soldi dal mercato ed evitare di mettere ancora nuova moneta in circolazione. In teoria, quello che avrebbe dovuto fare la BCE fin dal primo giorno della sua fondazione e che non ha mai fatto, lasciando i paesi dell’eurozona in balia dei mercati e dei debiti. Ma andiamo avanti, perché le cose belle da scoprire sono ancora tante.
Nel caso in cui dovesse verificarsi una carenza di fondi nelle disponibilità del MES, il direttore generale può richiedere un rientro più rapido e accelerato del capitale da parte dei paesi membri rispetto alla scadenza della rata annuale, per “onorare la totalità dei pagamenti dovuti ai creditori alla scadenza prevista”. E i paesi membri del MES si “impegnano incondizionatamente e irrevocabilmente a versare il capitale richiesto dal direttore generale ai sensi del presente paragrafo entro sette giorni dal ricevimento della richiesta”.
A questo punto dobbiamo aprire una piccola parentesi. Abbiamo detto che la potenzialità minima iniziale di credito del MES sarà di 500 miliardi, di cui 80 miliardi saranno richiesti subito agli stati come capitale di rischio o di riserva e il resto sarà raccolto sul mercato tramite obbligazioni o altri strumenti finanziari. Ciò significa che inizialmente il MES funzionerà a leva con un rapporto minimo (fissato per decreto, articolo 41) fra capitale proprio e debiti contratti del 15% (ovvero una leva finanziaria di 7,6 volte il capitale proprio). Tuttavia se la quantità di denaro raccolto tramite l’indebitamento e quindi la leva finanziaria dovesse risultare superiore al valore previsto, il MES può richiedere subito e irrevocabilmente un aumento di capitale ai propri paesi azionisti.
Una tale eventualità è in effetti molto improbabile perché significa che le emissioni di obbligazioni e l’indebitamento del MES dovrebbero superare abbondantemente i 500 miliardi di euro nel giro di un anno, ma considerando l’enorme debito pubblico complessivo dei paesi dell’eurozona (guarda grafico sotto) a cui bisogna garantire copertura, allora non è da escludere che in tempi brevi l’esposizione del MES potrebbe pericolosamente superare i limiti consentiti dal trattato, richiedendo quindi il versamento anticipato delle quote.
Tabella n.1 ammontare dei debiti sovrani nella Ue
e paesi detentori. (clicca per ingrandire)
Se a questo aggiungiamo che il trattato prevede anche la possibilità di attivare il MES per fornire prestiti e assistenza finanziaria alle banche private dei paesi membri (“ricorrendo a prestiti con l'obiettivo specifico di ricapitalizzare le istituzioni finanziarie dello stesso paese membro”, articolo 15), allora la prospettiva cambia radicalmente, perché le banche europee (soprattutto francesi e tedesche, Credit Agricole, Societe Generale, Deutsche Bank, Commerzank), sono quelle che hanno un maggiore rapporto di indebitamento rispetto ai parametri patrimoniali previsti dagli accordi di Basilea 3 (guarda più sotto Tabella n.2 delle banche mondiali che utilizzano una maggiore leva finanziaria, rapporto fra debiti e capitale proprio, per fare prestiti e investimenti). Quindi il rischio che il MES possa attivarsi per fare operazioni di ricapitalizzazione e salvataggio straordinario delle banche private, richiedendo il versamento anticipato delle quote, aumenta considerevolmente.
Tuttavia questa anomala banca sovranazionale chiamata MES, non avendo una propria banca centrale di riferimento (non è previsto il supporto finanziario diretto da parte della BCE), nei casi di emergenza richiede subito l’intervento dei propri paesi membri “azionisti”, che in pratica fungono da vera e propria “banca centrale” di ultima istanza per il MES. Quindi i cittadini, i popoli, gli stati europei saranno legati in modo indissolubile alle sorti finanziarie del MES e verranno “incondizionatamente”, chiamati a versare soldi al MES ogni qualvolta quest’ultimo si troverà con l’acqua alla gola, in tempi ridottissimi (7 giorni).
Tabella n.2: la leva finanziaria del sistema bancario
(clicca per ingrandire)
Capite bene che un rapporto di dipendenza così severo con un ente finanziario sovranazionale esterno può comportare gravi disagi di liquidità per uno stato, soprattutto per uno stato come l’Italia che ha già le sue belle gatte da pelare con debiti in scadenza e spesa corrente da finanziare. Qualunque statista sano di mente non accetterebbe mai condizioni di adesione così vessatorie (eccetto Mario Monti che accetterà invece a scatola chiusa perché ormai sappiamo che lui fa parte della casta dei “fulminati”), anche perché nel caso in cui l’Italia dovesse un giorno chiedere un prestito al MES potrebbe trovarsi nella sgradevole condizione di dover pagare da una parte la rata del prestito (con i relativi interessi) e dall’altra la quota anticipata di capitale ancora da versare. Una doppia fregatura.
4) Prestiti e operatività
Il MES non agisce soltanto fornendo prestiti strutturati agli stati in difficoltà ma può direttamente adottare disposizioni per l’acquisto dei titoli di stato emessi sul mercato primario da un paese membro, qualora la totalità o parte dei titoli collocati nelle aste dovessero andare invenduti. Quindi il MES rappresenta per gli stati membri un vero e proprio prestatore di ultima istanza, sopperendo alla mancanza di un ente finanziario simile nell’eurozona perché come purtroppo già sappiamo la BCE (nonostante gli appelli unanimi a cambiare il suo statuto da parte di tutti i maggiori osservatori ed economisti internazionali ed europei) non svolge questo compito.
Ma, come abbiamo visto sopra, gli stati sono a loro volta i prestatori di ultima istanza del MES, quindi non è escluso che la scarsa lungimiranza e sperimentata incompetenza dei tecnocrati europei possa presto far entrare di nuovo tutta l’eurozona in una spirale viziosa e illogica capace di fare accartocciare ed implodere tutto il meccanismo (ricordiamo che questi geniali tecnocrati sono gli stessi che non hanno saputo prevedere gli evidenti squilibri macroeconomici dei flussi commerciali nell’eurozona, descritti in questo articolo).
La volontà della BCE di togliersi di dosso il peso dei debiti pubblici europei e di abbandonare tutta l’eurozona al suo destino si vede anche nel successivo articolo in cui viene chiarito che il MES può agire e acquistare sui mercati secondari titoli di stato già emessi e circolanti di un paese membro, per evitare il contagio e contrastare la speculazione finanziaria. In questo modo la BCE non sarebbe più costretta ad acquistare titoli di stato per fare abbassare gli spread, lasciando in pratica che questi titoli vengano riacquistati dagli stessi stati attraverso il MES (altro elemento di grande ambiguità e irrazionalità).
Nel concedere un sostegno alla stabilità, il MES persegue la completa copertura dei costi operativi e di finanziamento ed è autorizzato a ricercare un margine adeguato di profitto, tramite la procedura di fissazione dei tassi di interesse che può essere rivista liberamente dal consiglio dei governatori (anche qui un’eccessiva concessione di operatività ad un ente che nasce con fondi statali e ha obiettivi di sussidiarietà e assistenza). In casi eccezionali e ove possibile, eventuali utili e dividendi sono distribuiti in proporzione agli apporti di capitale versato (Germania, Francia e Italia sono avvantaggiate, ma i casi previsti dal trattato sono veramente eccezionali e improbabili).
Come abbiamo già accennato, nella realizzazione del suo obiettivo il MES è autorizzato ad indebitarsi sui mercati dei capitali con banche, istituzioni finanziarie o altri soggetti o istituzioni, tramite il collocamento di propri titoli obbligazionari o altri strumenti finanziari (quindi via libera all’acquisto di obbligazioni e titoli MES da parte di banche private, società di investimento, fondi comuni, hedge funds e si ripartirà come sempre con un altro giro di speculazioni finanziarie su questi nuovi titoli, con società di rating e tutto il resto. Come dire, chiudiamo per un po’ la giostra sui titoli di stato e apriamo quella delle obbligazioni e degli altri strumenti finanziari del MES. Cambia il nome ma non la sostanza).
5) Immunità e privilegi
Questa è sicuramente la parte più inquietante e oscura dell’intero trattato, perché al fine di consentire al MES di realizzare i suoi obiettivi, allo stesso sono conferiti nel territorio di ogni suo paese membro una serie sproporzionata di privilegi e di immunità, che devono sicuramente fare riflettere. Infatti sappiamo già che questi enti sovranazionali hanno l’abitudine di entrare in sordina e nell’indifferenza più assoluta dell’opinione pubblica nelle strutture democratiche di uno stato diventando poi gli unici sovrani (vedi FMI, Banca Mondiale e Unione Europea nel suo complesso, i cui organi direttivi ed esecutivi, Commissione e Consiglio, non sono legittimati da alcun voto democratico e popolare, eppure ci comandano a bacchetta). Vediamo brevemente, in un rapido elenco, quali sono questi privilegi e immunità:
# I beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, godono dell’immunità da ogni forma di giurisdizione.
# I beni, le disponibilità e le proprietà del MES non possono essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca, esproprio e di qualsiasi altra forma di sequestro o pignoramento derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative o normative (cosa? L’abitazione in cui vive un normale cittadino può essere espropriata in qualsiasi momento, mentre le proprietà acquisite dal MES magari tramite un’attività creditizia quantomeno ambigua, no?).
# I beni, le disponibilità e le proprietà del MES sono esenti da restrizioni, regolamentazioni, controlli e moratorie di ogni genere.
# Gli archivi del MES e tutti i documenti appartenenti al MES o da esso detenuti sono inviolabili.
# I locali del MES sono inviolabili.
# Gli Stati aderenti al MES riservano alle comunicazioni ufficiali del MES lo stesso trattamento riservato alle comunicazioni ufficiali di un paese membro del MES.
# Il MES è esente da obblighi di autorizzazione o di licenza applicabili agli enti creditizi, ai prestatori di servizi di investimento o ad altre entità soggette ad autorizzazione o licenza o regolamentate secondo la legislazione applicabile in ciascuno dei suoi membri.
# I membri o gli ex membri del consiglio dei governatori e del consiglio di amministrazione e il personale che lavora, o ha lavorato, per o in rapporto con il MES sono tenuti a non rivelare le informazioni protette dal segreto professionale (cosa avranno mai da dirsi di così segreto? In fondo sono informazioni pubbliche riguardanti i nostri stati, no?)
# Essi sono tenuti, anche dopo la cessazione delle loro funzioni, a non divulgare informazioni che per loro natura sono protette dal segreto professionale (come sopra, il segreto professionale va bene per un operatore finanziario che lavora per i privati, ma non per chi lavora per un ente pubblico e statale).
# Nell'interesse del MES, i governatori, gli amministratori, il direttore generale e gli altri membri del personale godono dell’immunità di giurisdizione per gli atti da loro compiuti nell'esercizio ufficiale delle loro funzioni e godono dell’inviolabilità per tutti gli atti scritti e documenti ufficiali redatti.
# Il direttore generale può revocare l’immunità di qualsiasi membro del personale del MES, eccetto se stesso.
# Nell’ambito delle sue attività istituzionali, il MES, i suoi attivi, le sue entrate, i suoi beni nonché le operazioni e transazioni autorizzate dal presente trattato sono esenti da qualsiasi imposta diretta.
# I membri del MES adottano, se del caso, le opportune disposizioni per condonare o rimborsare l’importo delle imposte indirette (a loro totale discrezione decidono se pagare le tasse).
# I beni importati dal MES necessari all’assolvimento delle sue funzioni istituzionali sono esenti da ogni dazio e imposta all’importazione e da ogni divieto e restrizione all’importazione.
# Il personale del MES è soggetto all'applicazione di un’imposta interna sugli stipendi, salari e sugli emolumenti corrisposti dal MES, che sono quindi esenti dall’imposta nazionale sul reddito.
# Nessuna imposta di qualsivoglia natura è applicata a chiunque detenga le obbligazioni o i titoli emessi dal MES, compresi i relativi interessi o dividendi.
# Il consiglio dei governatori decide su qualsiasi controversia tra il MES e i suoi paesi membri, o tra i membri del MES, in relazione all’interpretazione e all’applicazione del presente trattato, compresa qualsiasi controversia sulla compatibilità delle decisioni adottate dal MES con il presente trattato.
# Se un paese membro del MES contesta la decisione del consiglio dei governatori, la controversia è sottoposta alla Corte di giustizia dell’Unione europea. La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea è vincolante per le parti in causa, che adottano le necessarie misure per conformarvisi entro il periodo stabilito dalla Corte (la giurisdizione e lo stato di diritto nazionale vengono quindi annullati nei rapporti con il MES, altra cessione di sovranità impressionante).
Un’ultima considerazione, perché dopo avere visto quale sarà la vera natura e finalità di questo MES, non credo sia necessario aggiungere altro. Vista l’abbondanza di istituzioni sovranazionali e non democraticamente elette in Europa, era proprio così urgente e opportuno costringere i cittadini europei a pagare di tasca propria per finanziare un ente giuridico che finirà poi per spadroneggiare ed espropriarli di un’altra bella fetta di sovranità democratica? Non credono i tecnocrati europei di stare tirando troppo la corda e che questa corda alla fine si spezzerà?
Conclave 2013 papabili: i 20 cardinali favoriti
Fonte: http://news.leonardo.it/conclave-2013-papabili-i-20-cardinali-favoriti/
Sembra ancora tutto da decidere riguardo l’elezione del nuovo Papa dopo il ritiro di Benedetto XVI, il Papa Emerito. E’ iniziato il toto papa e fra chi lo vorrebbe nero, chi italiano e chi invece punta sul Sud America, i nomi iniziano a fioccare uno dopo l’altro, ma solo con la fumata bianca e il celeberrimo Habemus Papam avremo delle vere certezze. Alcuni cardinali sembrano ad ogni modo partire in ‘pole position’. Ecco una lista:
WUERL Donald William, 12.11.1940, Usa
SCOLA Angelo, 07.11.1941, Italia
RAVASI Gianfranco, 18.10.1942, Italia
RODRIGUEZ MARADIAGA Oscar Andres, 29.12.1942, Honduras
BAGNASCO Angelo, 14.01.1943, Italia
SANDRI Leonardo, 18.11.1943, Argentina
ONAIYEKAN John Olorunfemi, 29.01.1944, Nigeria
OUELLET Marc, 08.06.1944, Canada
O’MALLEY Sean Patrick, 29.06.1944, Usa
PIACENZA Mauro, 15.09.1944, Italia
SCHOENBORN Christoph, 22.01,1945, Austria
BETORI Giuseppe, 25.02.1947, Italia
BURKE Raymond Leo, 30.06.1948, Usa
TURKSON Peter Kodwo Appiah, 11.10.1948, Ghana
ROBLES ORTEGA Francisco, 02.03.1949, Messico
SCHERER Odilo Pedro, 21.09.1949, Brasile
DOLAN Timothy Michael, 06.02.1950, Usa
KOCH Kurt, 15.03.1950, Svizzera
ERDO Peter, 25.06.1952, Ungheria
TAGLE Luis Antonio, 21.06.1957, Filippine
Ancora mistero, invece, sulla data del Conclave: padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede ha confermato oggi che alla quarta congregazione erano presenti 113 cardinali elettori su un totale di 115 (guarda l’identikit dei porporati). Devono ancora arrivare l’arcivescovo di Varsavia Kazimierz Nycz e il cardinale vietnamita Jean-Baptiste Phạm Minh Mẫn, entrambi attesi a Roma entro domani. E proprio domani i lavori subiranno un’accelerazione: i cardinali, infatti, si riuniranno in congregazione sia la mattina che il pomeriggio per continuare a discutere sul profilo del nuovo Papa e sul futuro della Chiesa.
mercoledì
Perchè non separare le banche d'investimento dalle banche commerciali ? Analisi dalla crisi finanziaria al crollo del sistema bancario americano
Fonte: http://www.zic.it/zic/articles/art_3586.html
Tempi di crisi [Approfondimenti]
Intervista al Professor Alessandro Volpi,
docente di Storia contemporanea e Geografia politica economica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pisa. Ha pubblicato diverse monografie e numerosi articoli. Collabora con “Il Tirreno”, “Il Manifesto”, “Nigrizia”. Tra le sue pubblicazioni più recenti “La fine della globalizzazione?”, Pisa, BFS, 2005, “Mappamondo Postglobale”, Milano, Terre di Mezzo, 2007, “Senza Misura. I limiti del lessico globale”, Pisa, BFS, 2008.
Associazione Aut-Aut
Da qualche settimana la crisi finanziaria è diventata, improvvisamente, il principale argomento di quotidiani, telegiornali, riviste. Tutti parlano di una crisi di proporzioni enormi, senza precedenti nella storia dell’economia mondiale. Quali sono, secondo lei, le cause di un evento di tale portata? Si tratta di una crisi congiunturale, legata a poche, fortuite, circostanze verificatesi negli ultimi anni, o si tratta piuttosto di una crisi strutturale, che affonda le proprie radici in quelle che sono le caratteristiche del sistema economico attuale?
Il vero problema a monte di questa crisi è che si tratta di un fenomeno strutturale e non congiunturale, cioè di una crisi che ha a che fare con una trasformazione profonda di un sistema di produzione che ormai è difficile definire capitalistico. Perché è una crisi strutturale? Perché evidentemente nei prossimi anni ci troveremo di fronte a una realtà che non è più quella del passato. Non lo è più e non tornerà più ad esserlo. Questa crisi strutturale nasce intorno agli anni ’90. Le premesse sono in questi anni e sono legate alla finanziarizzazione dell’economia. Il predominio dell’economia finanziaria è certificato dai numeri in modo impressionante: basti pensare che il valore nominale dei titoli derivati, che indicano tutto ciò che ha a che fare con la finanza o con un pezzo significativo di essa, certificato dalla Banca d’Italia, è di 350 mila miliardi di dollari, quando il prodotto interno lordo dell’insieme dei Paesi di questo pianeta arriva a malapena a 60 mila miliardi di dollari. È quindi chiara una spaventosa sproporzione che non è sempre esistita: se prediamo i dati a metà degli anni ’80 ci accorgiamo che il volume complessivo del valore delle transazioni finanziarie era di poco inferiore al P.I.L. reale. Anche nel caso italiano fino a metà degli anni ‘80 i salari costituivano la metà del P.I.L. Oggi i salari costituiscono meno del 20% del P.I.L., quindi è chiaro che c’è stata una finanziarizzazione che nei numeri è evidentissima.
Lei crede dunque che la crisi odierna sia il risultato della massiccia finanziarizzazione dell’economia verificatasi negli anni ’90. Ma cosa intende concretamente per finanziarizzazione? Quali sono le cause di questo fenomeno?
La finanziarizzazione trova la sua causa in due elementi fondamentali: il primo è il moltiplicarsi dei soggetti finanziari nel corso degli anni ’90. Con la creazione del W.T.O. si decide che possono fare finanza una serie di soggetti che prima non potevano farlo, per esempio le banche. Oggi il grosso del mercato finanziario non passa attraverso le borse ma attraverso le banche.
Questa è stata una scelta per cui si è ritenuto, a mio avviso in maniera abbastanza chiara, che la produzione di ricchezza da parte dell’economia reale non era in grado di assicurare la crescita esponenziale della ricchezza dell’intero pianeta e si è pensato perciò che la produzione della ricchezza dovesse spostarsi dal settore dell’economia reale a quello della finanza. Per far questo c’è stato bisogno di nuovi soggetti abilitati a fare finanziarizzazione: le banche.
Le banche italiane, fino al testo unico del ’93, facevano una cosa sola: prestavano denaro a medio termine Non potevano avere partecipazioni azionarie e non potevano essere partecipate se non in misura minima. C’era una netta distinzione fra le banche d’investimento, ovvero le banche d’affari che erano rappresentate solo da Mediobanca, e il sistema del credito ordinario rappresentato da tutte le altre banche, che fino a quella data erano pubbliche o para-pubbliche. Dal ’93 si è deciso che le banche possono produrre e vendere titoli, cioè costruire i propri fondi composti da titoli e venderli, svolgendo una funzione di intermediazione finanziaria, trasformandosi così in un negozio finanziario. Qui possiamo osservare un primo elemento carico di conseguenze culturali: prima la persona che si recava in banca poteva solamente ritirare i depositi, lo stipendio o fare un versamento. Dalla metà degli anni ’90 si è trovata a entrare direttamente in “Borsa”. Le banche hanno iniziato a proporre, tramite i propri sportellisti, titoli finanziari, ma le persone che si affacciavano a questi settori non avevano la cultura per comprendere la natura finanziaria di ciò che gli veniva proposto: entrare nel giro colossale della borsa tramite l’acquisto di fondi.
Quali sono stati, concretamente, i primi effetti di questa trasformazione?
Questi cambiamenti hanno prodotto due effetti: il primo è la trasformazione della natura delle banche, diventate un soggetto finanziario e quindi l’allargamento del recinto dei soggetti finanziari, ma anche dei soggetti finanziarizzati. I soggetti a cui è rivolta la borsa non sono più quelli di prima, quei 20-30mila soggetti che facevano finanza in modo professionale, ma diventano i milioni di persone che vanno in banca. Un dato impressionante al riguardo ci è fornito da Lehman Brother’s, la quale ha avuto rapporti abbastanza circoscritti nel sistema finanziario italiano, ma nonostante ciò ha creato un buco da 4,5 miliardi di Euro. Ciò vuol dire che i risparmiatori italiani erano coinvolti nel rapporto con Lehman Brother’s per varie forme, ad esempio perché venivano venduti titoli di L.B. oppure perché le banche italiane avevano fondi d’investimento correlati a L.B..
Il secondo elemento, a mio avviso ancora più determinante, è il cambiamento del modo di fare finanza. Questo nuovo modo di fare finanza ha stravolto il normale funzionamento del capitalismo, perché si basa su elementi sostanziali, che rendono difficile la soluzione del problema.
Da un lato dunque un aumento dei soggetti che producono finanza, prime fra tutti le banche, dall’altro un aumento dei destinatari di questa finanza. Come è stato possibile realizzare cambiamenti tanto rilevanti? Come, soprattutto, è stato possibile trasformare milioni di piccoli risparmiatori, legati a banche di credito, in tanti operatori finanziari?
Fondamentalmente in due modi: da un lato permettendo l’indebitamento. Questa finanza si basa in maniera gigantesca sulla capacità di indebitamento o, meglio, sull’accrescimento forzato della capacità di indebitamento dei soggetti. A metà degli anni ‘90, negli Stati Uniti, se una persona aveva un reddito di 30-40 mila dollari all’anno e voleva acquistare una casa di 700 mila dollari, la banca non accendeva il credito, non ritenendolo solvibile. Tuttavia se questa tipologia di soggetti non può acquistare case, titoli azionari, obbligazioni il sistema non cresce perché non ci sono i consumatori. E’ necessario quindi l’abbassamento di questa soglia per permettere di entrare nella partita non soltanto a quella élite professionale di cui prima si parlava, ma anche ad una serie di nuovi “giocatori”. Tutto questo, tra l’altro, è funzionale al rimodellamento dello stato sociale americano. È chiaro che l’eliminazione di questo ha costretto il soggetto a costruirsi una pensione tramite un fondo, e se questo si fa con titoli di borsa, è necessario permettere a questo soggetto di acquistare quei titoli che faranno poi parte del suo fondo pensione. Il problema è: come si fa? Se non ha i soldi si deve indebitare per comprarli. Questo è il primo pezzo del ragionamento, che ha moltiplicato l’effetto leva.
Cosa intende con “effetto leva”?
Intendo la possibilità, avendo due, di acquistare quindici, cosa prima assolutamente vietata. Ma la riflessione non è chiara se non aggiungiamo il secondo aspetto che ha consentito di allargare il numero dei soggetti finanziari. Se io sono una banca e mi si presenta un soggetto non solvibile, con un reddito annuo di 30-40 mila dollari che si vuole comprare una casa da 700 mila dollari, come faccio a rendere un soggetto così marcatamente indebitato sostenibile per una banca? Con un’operazione che si chiama distribuzione del rischio.
Di che si tratta?
Semplificando, la banca che fa il prestito lo fa al 7%. Ovviamente però nel momento in cui concede questo prestito, decide di cedere ad un terzo soggetto, attraverso un meccanismo chiamato cartolarizzazione, una parte di quel debito. La banca che avanza un credito di 700 mila dollari nei confronti del soggetto che paga il 7%, cede parte del debito a un altro soggetto finanziario, il quale paga un interesse del 2%. Il secondo soggetto finanziario cederà a sua volta parte del credito a un terzo soggetto, a interesse ancora minore. Si distribuisce in questo modo il pericolo che la persona non sia in grado di restituire il debito.
Tutto ciò era garantito da due agenzie, Fannie Mae e Freddie Mac, che emettevano una garanzia sul complesso di queste operazioni. Tutto questo sistema si basava sul presupposto che la persona che aveva contratto il debito originario pagasse. Il fulcro dell’operazione era convincere tutto il sistema ad avere meno paura, meno percezione del rischio: visto che sono tanti i soggetti che si dividono il debito e che ci sono Fannie e Freddie a garantire il sistema, la persona deve solo occuparsi di pagare il tasso annuale e tutto funziona.
Che cosa, invece, non ha funzionato?
A questo punto è successo che la crisi dei mutui sub prime ha fatto sì che qualcuno si sia reso conto che il gioco era diventato troppo grosso. Questo qualcuno è il mercato immobiliare americano e questo è il passaggio fondamentale: le case, sul mercato americano, hanno iniziato ad avere un prezzo meno alto di quello che ci si aspettava. La persona che ha contratto il debito era convinta che nel giro di tre anni la sua casa sarebbe valsa non 700 mila dollari ma 1.200 mila dollari e questa garanzia di aumento di prezzo incoraggiava il debitore originario a sostenere l’aumento del tasso d’interesse. Nel momento in cui la naturale saturazione del mercato delle case ha bloccato gli aumenti di valore riportandoli sui 720-750 mila dollari, è chiaro che tutti quei soggetti legati alla catena hanno iniziato a scricchiolare, iniziando ad avere la percezione che il gioco non funzionasse più.
Si è così innescata questa spirale progressivamente negativa che ha imballato il sistema, sistema dove la pratica della distribuzione del rischio era talmente marcata - Freddie e Fannie hanno venduto una parte di questi mutui alle banche europee, alla banca centrale cinese - che c’è stato un processo di contaminazione del sistema che ha portato ad una generale diffidenza e sfiducia fra i vari attori finanziari. Il famoso “rischio della controparte”, che è uno dei sistemi su cui si basa il funzionamento del sistema bancario, a questo punto è altissimo, perché nessuna banca è disposta in questo momento a fare prestiti ad altre banche. La conseguenza è che la crisi di liquidità diventa pesantissima.
Ricapitoliamo un momento: la banca concede a me, piccolo risparmiatore, un prestito molto grosso per comprarmi una casa, distribuendo poi il proprio credito ad altri soggetti finanziari, in modo da distribuire il rischio di insolvenza. Il mercato del mattone si blocca, le case si svalutano e questo aumenta il rischio che io non saldi il mio debito. Questo diffonde insicurezza tra tutti quei soggetti che si sono distribuiti il mio debito, e nessuno presta più soldi a nessuno. Crisi di liquidità. Quali sono state le conseguenze più immediate di questa crisi di liquidità?
Il dato più emblematico di questa difficoltà ci è fornito dal fallimento dalle grandi banche d’investimento. Ma perché Lehman Brother’s, Merryl Linch, Morgan Stanley sono andate in profonda crisi e ora anche Goldman Sachs ha qualche problema? Perché queste hanno una differenza fondamentale rispetto alle banche commerciali: vivono vendendo le loro obbligazioni, cioè trovano soldi vendendo obbligazioni sul mercato e con quei soldi finanziano le proprie operazioni finanziarie. Tuttavia, nel momento in cui le banche d’investimento emettono le loro obbligazioni e nessuno gliele compra perché ogni banca è terrorizzata per il fatto di avere migliaia di questi mutui che rischieranno di non esser pagati, è chiaro che anche le banche d’investimento iniziano a fallire.
Come la crisi che ha investito banche d’investimento, potrà riversarsi sui medi e piccoli risparmiatori?
La crisi partita dalle banche d’investimento non è ancora arrivata alle banche commerciali ma ci arriverà, tanto è vero che il governo americano è entrato in nove delle principali banche americane commerciali e non d’investimento. La crisi è partita dalle banche d’investimento perché queste sono le più esposte a crisi di liquidità, scontano il fatto che tutte le banche come CitiGroup hanno fatto prestiti al signor x, che sanno che non pagherà, e questo provoca quella catena di sfiducia di cui si è parlato. Queste ultime non sono più disposte a prestare soldi alle banche d’investimento, che per questo crollano, costringendo il governo americano a far partire il piano Paulson.
Questo piano costituisce il tentativo da parte del governo americano di superare la crisi. Pensa che possa essere efficace o crede che siano necessari altri tipi di interventi?
Il vero problema è che oggi abbiamo pochissimi strumenti per arginare la crisi. Vedo una difficoltà profonda nell’affrontare la crisi perché, banalmente, la politica monetaria, che è uno strumento tipico per uscire da queste crisi, in questo momento è assolutamente inutile. Il tasso d’interesse attuale della Banca Centrale Americana è dell’1,75%, quindi il denaro è praticamente gratis. Nonostante questo, se si controlla l’indice hibor, indice di interscambio tra le banche, oggi è al 7-8%: chi si approvvigiona alla banca centrale non fa girare il denaro ma lo tiene per sé, nella speranza di risanare i propri conti. Quindi il denaro non circola più, e in Europa è altrettanto evidente. Il tasso della Banca Europea è 3,75% e l’euribor è al 5%. Se questo è così basso vuol dire che le banche non si muovono più, che il credito non funziona più, che non c’è liquidità.
Le iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali sono state gigantesche ma le difficoltà sono molte e la politica monetaria non funziona: il piano Paulsen è di 800 miliardi di dollari, ma è evidente che non è sufficiente perché il governo americano, fatta la prima tranche di 250 miliardi dollari, è dovuto entrare in nove banche. L’Europa - alle volte questo lato è dimenticato - in tre settimane ha messo a disposizione delle banche 2.250 miliardi di dollari. Io mi domando: ma prima dov’erano questi soldi? Quando si trattava di fare una manovra finanziaria da un miliardo di euro pareva cosa impossibile e ora in tre settimane sono stati dati 2.250 miliardi di dollari che sono l’equivale del P.I.L. annuale di Italia e Spagna. Non è ancora chiaro se questo sforzo riuscirà a sanare le banche. Il fatto che un fondo sovrano libico riesca ad entrare in Unicredit è sintomatico. Vi ricordate cos’è successo tre anni fa quando dovevano arrivare gli spagnoli in B.N.L. e in Italia è scoppiata una vera rivoluzione culturale, a difesa dell’italianità di B.N.L.? Oggi i Libici sono entrati nella principale banca italiana, una delle più grandi in Europa, e sono i secondi azionisti dopo Cariverona, con il 5% delle azioni, vanno in consiglio di amministrazione, votano, decidono le sorti. Tutto questo, perché è evidente che Unicredit non ce la fa, e il decreto che ha fatto il governo italiano a salvataggio delle banche non ha copertura finanziaria.
Secondo lei, dunque, il processo di finanziarizzazione, oltre ad essere il responsabile della crisi attuale, ci ha privato di ogni tipo di strumento in grado di superare questa crisi.
Questo sistema di democratizzazione della finanza ha superato la dimensione stessa del processo. Il mercato finanziario, storicamente basato sulla nozione di rischio, funziona nel momento in cui c’è una percezione del rischio legato all’investimento fatto. Se faccio un investimento al 12% so che il rischio equivale al 12%, diverso da un rischio dell’1%. La democratizzazione della finanza aveva l’illusione di poter garantire la capacità di indebitamento collettivo attraverso la moltiplicazione degli strumenti, la moltiplicazione dei derivati. Questo ha prodotto un disastro.
SUICIDA DAVID ROSSI, PORTAVOCE DI MUSSARI: "GIÙ DALLA FINESTRA DEL SUO UFFICIO IN MPS"
Mercoledì 06 Marzo 2013 - 22:02
SIENA - David Rossi, responsabile dell'area comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena e fedelissimo dell'ex presidente Giuseppe Mussari, si è ucciso questa sera gettandosi da un ufficio della sede dell'istituto a Rocca Salimbeni. Rossi era stato perquisito dieci giorni fa nell'ambito dell'inchiesta sul Monte ma non era indagato. Rossi, secondo quanto si apprende, si è gettato dalla finestra del suo ufficio cadendo nel cortile interno di Rocca Salimbeni. Sul posto, oltre alla polizia, il 118, ma i soccorsi sono stati inutili
La crisi fa un'altra vittima: 60enne licenziato si dà fuoco
fonte: http://www.ogginotizie.it/221594-la-crisi-fa-una-039-altra-vittima-60enne-licenziato-si-da-fuoco/#.UTemkhycni0
Firenze - Era stato licenziato dalla ditta per cui lavorava, in un periodo particolarmente difficile per lui, che aveva visto morire di recente una sorella a cui era molto legato. Così, probabilmente il mix di due eventi terribilmente sconfortanti hanno spinto al suicidio un fiorentino 60enne. L'uomo si è cosparso di benzina. e poi si è dato fuoco, morendo bruciato vivo.
Il suo cadavere carbonizzato è stato trovato in località Fonte dei Seppi, a Monte Morello, nel comune di Sesto Fiorentino.
La tragedia di Perugia nell'Italia della crisi
Regione Umbria
Gesto folle di un imprenditore che, armato di pistola, è
entrato negli uffici dell'ente e ha sparato. Morte due impiegate: una precaria
e una vicina alla pensione. Poi il suicidio. Cgil: contrastare crescente clima
di tensione DI FABRIZIO RICCI
di Fabrizio Ricci
fonte: http://www.rassegna.it/articoli/2013/03/6/97768/la-tragedia-di-perugia-nellitalia-della-crisi
PERUGIA - Due donne, due lavoratrici, di cui una pure
precaria, sono le vittime del folle gesto di un uomo, Andrea Zampi,
imprenditore perugino di 43 anni, titolare di un centro di formazione
professionale (settore abbigliamento-moda), che oggi è entrato pistola alla
mano negli uffici della Regione Umbria, nel grande palazzo del Broletto, a pochi
passi dalla stazione del capoluogo umbro, e ha aperto il fuoco, uccidendo prima
le due impiegate e poi suicidandosi.
Dalle prime testimonianze raccolte sul posto, l'uomo sarebbe
entrato urlando e sbraitando contro i lavoratori dell'ente, a causa di un
problema nell'accreditamento del suo centro formativo. “Mi avete rovinato” è
una delle frasi che vengono riportate dai testimoni. E le vittime sono infatti
due impiegate del settore formazione e accreditamento, fatto che lascerebbe
pensare ad un attacco mirato e non casuale, anche se alcuni testimoni
raccontano di altri spari indirizzati verso vari uffici del quarto piano del
palazzo della Regione.
Panico e sgomento insomma, per una tragedia che poteva avere
conseguenze persino più pesanti. Per la Cgil e Fp Cgil dell'Umbria quella che
si è consumata oggi è “una tragedia inaccettabile si è abbattuta sul lavoro
pubblico”. Il sindacato, in una nota firmata dal segretario generale regionale
Mario Bravi e dalla segretaria generale della Fp-Cgil Vanda Scarpelli, si
stringe attorno ai familiari delle due lavoratrici uccise e, “pur senza
stabilire un rapporto meccanico con questo gesto di follia”, ribadisce
“l'esigenza di contrastare il crescente clima di criminalizzazione del lavoro
pubblico, mettendo al contempo in atto tutte le azioni possibili e necessarie
per combattere gli effetti sociali devastanti della crisi economica e arginare
il clima di tensione montante nel Paese”.
“Troppa pressione
sugli uffici pubblici”, rincara l'assessore al lavoro della Regione Piemonte,
Claudia Porchietto, a commento della tragedia avvenuta a Perugia. “Solo chi
vive ogni giorno in prima persona gli uffici degli assessorati al Lavoro, alla
Formazione Professionale e alle Attività Produttive può realmente comprendere
la portata della tensione sociale che i nostri funzionari stanno sopportando
sulle proprie spalle”, afferma Porchietto.
Margherita Peccati, 61 anni, di Città di Castello e Daniela
Crispolti, 46 anni sono le due impiegate della Regione Umbria, uccise questa
mattina da Andrea Zampi. Secondo quanto si apprende, la 61enne era prossima
alla pensione, mentre la 46enne, originaria di Todi, era impiegata precaria.
Il Comune di Perugia ha proclamato il lutto cittadino: “A
seguito dei drammatici fatti avvenuti nella sede della Regione Umbria, al
Broletto, il Comune di Perugia - fa sapere in una nota - ha deciso di annullare
tutte le manifestazioni pubbliche in programma per oggi e proclamare il lutto
cittadino”.
E per domani si mobilitano le Rsu degli enti pubblici cittadini
(Regione, Comune e Provincia). I lavoratori sono intenzionati a convocare un
sit-in davanti alla sede della Regione, nel quale dimostrare in silenzio la
propria solidarietà alle vittime e la rabbia per questo inaccettabile atto di
violenza verso le due colleghe.
martedì
Ponte sullo Stretto di Messina, Passera: “Un errore fermare il progetto”
Secondo il
ministro dello Sviluppo economico la colpa è di chi non ha saputo cogliere la
possibilità offerta dal governo.
“Quattro
mesi fa ci siamo presi l’impegno di trovare una possibile soluzione dando più
tempo al ponte per trovare le modalità sia tecniche che finanziarie che non
c’erano e quindi dare una speranza che il ponte nel corso dei prossimi anni
potesse trovare una sua sostenibilità – dichiara Passera da Scilla dove si
trova per l’apertura di un nuovo tratto della A3 - In questo periodo il
contraente generale non ha accolto le indicazioni del decreto legge che poi è
diventato anche legge dello Stato”. E conclude: “Secondo me è stato un errore.
Il governo Monti aveva trovato il modo per dare una chance per quest’opera di
trovare una sua sostenibilità nel tempo e non è stata colta questa
possibilità”.
All'Ikea torte con batteri fecali, stop vendita in 23 Paesi
Fonte: http://www.repubblica.it/economia/2013/03/05/news/ikea_cina_cioccolata-53908524/
Torte con
batteri fecali all'Ikea.
Il gigante svedese ha annunciato oggi che ritirerà
dalle sue caffetterie in 23 Paesi dei dolci risultati contaminati.
Le torte di
cioccolata e mandorle Ikea contenevano - secondo le autorità - un eccessivo
livello di batteri coliformi che indicano la scarsa qualità dei prodotti.
Imprenditore uccide moglie e si suicida nel milanese
L'uomo, secondo quanto ricostruito, ha sparato alla donna nel letto e poi ha rivolto la pistola, regolarmente detenuta, verso se stesso
MILANO - Un anziano imprenditore ha ucciso la moglie e poi si e' suicidato la scorsa notte nel milanese. L'uomo, secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, in tarda nottata ha sparato alla donna nel letto e poi ha rivolto la pistola, regolarmente detenuta, verso se stesso. Sul posto i carabinieri.
A quanto si è appreso, è stato l'uomo delle pulizie a trovare i cadaveri dei coniugi e a chiamare i carabinieri, questa mattina intorno alle 8.
Il marito della vittima, di 76 anni, pare soffrisse di problemi di depressione dopo essere andato in pensione. La moglie aveva 63 anni.
fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/03/05/Imprenditore-uccide-moglie-suicida-milanese_8347346.html
MILANO - Un anziano imprenditore ha ucciso la moglie e poi si e' suicidato la scorsa notte nel milanese. L'uomo, secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, in tarda nottata ha sparato alla donna nel letto e poi ha rivolto la pistola, regolarmente detenuta, verso se stesso. Sul posto i carabinieri.
A quanto si è appreso, è stato l'uomo delle pulizie a trovare i cadaveri dei coniugi e a chiamare i carabinieri, questa mattina intorno alle 8.
Il marito della vittima, di 76 anni, pare soffrisse di problemi di depressione dopo essere andato in pensione. La moglie aveva 63 anni.
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Cassano multato
Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/calcio/2013/03/04/Moratti-Cassano-Artisti-po-speciali_8342340.html
Moratti, Cassano? Artisti un po'speciali
Capello: generoso ma non conosce limiti
04 marzo, 16:06CORRELATI
ASSOCIATE
''Non ero presente, ma tutti tendono a normalizzare la cosa. Cassano e' un campione e si sa che gli artisti sono un po' speciali''. Cosi' Massimo Moratti, stamani a Milano, riguardo al diverbio tra Andrea Stramaccioni e Antonio Cassano che e' costato a quest'ultimo l'esclusione dalla rosa dei convocati. ''Il peggio - continua il presidente dell'Inter - e' che cose come queste succedano, non che escano dallo spogliatoio. Multa? Loro hanno assistito alla cosa e saranno loro a fare delle proposte''.
CAPELLO: CASSANO GENEROSO MA NON CONOSCE I LIMITI - Cassano "é un buonissimo ragazzo, generoso e con un grande talento ma non conosce i limiti". A tornarci sù è uno che lo conosce bene: Fabio Capello che lo ha avuto alla Roma e al Real Madrid. Interpellato da Radio Anch'Io sull'ennesimo 'problema' di spogliatoio, l'attuale ct della Russia ha detto che Cassano "vede il calcio solo in una certa maniera e conosce solo quello e a volte perde la stima dei compagni. Perché Cassano? E' una domanda che mi pongo sempre - risponde Capello - sperando che dopo la nascita del figlio si fosse calmato. Lui deve capire che nella vita ci sono momenti in cui bisogna accettare le decisioni degli altri. E' un buonissimo ragazzo, generoso, ma non conosce i limiti del rispetto e dell'educazione e quando sbrocca si fa male da solo. E' un peccato perché è un ragazzo generoso oltre che un grande talento. Avrebbe potuto fare molto molto di piu
domenica
Marea Umana In Portogallo contro la Troika.
Centinaia di migliaia di persone hanno partecipato Sabato 2 marzo 2013 a manifestazioni a Lisbona e in altre città del Portogallo, a suon di canzoni rivoluzionarie, per chiedere le dimissioni del governo di centrodestra e la fine delle politiche di austerità imposte dagli istituti di credito internazionali.
500.000 persone sono scese in piazza a Lisbona.
200 000 si sono riunite nella piazza del Commercio, dove si trova il Ministero delle Finanze.
Lo slogan era ” l’ austerità uccide”.
La Troika sono la Commissione europea, la Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale.
500.000 persone sono scese in piazza a Lisbona.
200 000 si sono riunite nella piazza del Commercio, dove si trova il Ministero delle Finanze.
Lo slogan era ” l’ austerità uccide”.
La Troika sono la Commissione europea, la Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale.
Avete visto dunque il portogallo ?
Effetto delle politiche dell'austerità imposta dalla Troika.
In Italia la Troika sta arrivando.
Ci imporrà licenziamenti nella PA e privatizzazioni dei
gioielli di famiglia.
La crisi nasce in America a causa della distruzione della
barriera creata nel 1929 dopo la “Grande
Crisi”.
La barriera divideva le Banche commerciali da quelle
d'investimento.
L'innovazione finanziaria e la necessità di remunerare
meglio gli azionisti delle Banche Mondiali hanno costretto le banche (investimento
fuse a quelle commerciali) di produrre e
commercializzare prodotti finanziari che nascondevano il debito privato di
migliaia di americani.
Questo debito è stato frammentato e venduto in tutto il
mondo.
Ma, il sistema non ha retto e il collasso è arrivato.
La FED ha salvato le banche d'investimento americane, ha
dato fiducia nei mercati finanziari ma ha intascato un debito privato che è
diventato pubblico e che tutti gli americani oggi stanno pagando.
Bene la stessa cosa è avvenuta in Europa.
Il debito privato di banche private Europee e Italiane è
stato assorbito dalla BCE che adesso lo scarica su tutti gli europei con
l'austerità imposta dalla Troika.
Ciò ha messo in pericolo la moneta unica e la stabilità
dell'intera Europa.
Le stesse Banche mondiali d'investimento hanno comprato il
debito di moliti paesi europei, come l’Italia e continuano a comprare tutto.
Hanno comprato le aziende in crisi.
Ora compreranno le aziende pubbliche.
In seguito compreranno anche le risorse naturali come già
accade in Africa.
Comprano, comprano, grazie ai tassi bassisimi che
garantiscono la FED e la BCE.
Allora mi chiedo perchè il governo italiano prima di tutto
non pensa di risolvere questo problema.
Perché, non ristabilire le condizione di divisione tra
banche d'investimento e quelle commerciali?
Perché, non controllare le banche commerciali e imporre loro
di rilanciare economia e consumi ?
Insomma perché puntare il dito solo sulla Casta politica
dimenticandosi della grande Casta delle Banche Mondiali d’investimento?
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sabato
Pesci radioattivi in Giappone: 5.100 volte oltre il limite autorizzato
Livelli di radioattività altissimi nei pesci di Fukushima: 5.100 volte oltre il limite autorizzato
E la Tepco dal marzo 2011 non fornisce i dati sulla contaminazione dei “liquidatori”
[ 1 marzo 2013 ]
Umberto Mazzantini
Nelle acque vicine alla centrale nucleare di Fukushima è stato trovato un pesce con un livello di radioattività 5.100 volte più alto del limite di legge. Oggi la Tokyo electric power company (Tepco), che cerca di gestire la dismissione del cadavere radioattivo della centrale nucleare colpita dal terremoto/tsunami dell'11 marzo 2011, ha dichiarato che «Il pesce è stato pescato vicino ad un porto situato in prossimità della centrale» e che «E' stato trovato un livello di radioattività dovuto al cesio che raggiunge 510.000 becquerels/kg, cioè un livello 5.100 volte più elevato che il limite autorizzato per il cibo dal governo».
In un altro pesce è stato scoperto un livello di radioattività, sempre causato da cesio, di 277.000 becquerels/kg. Il precedente livello di cesio radioattivo in un pesce giapponese era stato di 254.000 becquerels/kg.
Il 17 febbraio la Tepco ha catturato i rock trout (o boregat), pesci simili agli scorfani, molto consumati in Giappone, con una rete installata una settimana prima per esaminare i pesci e molluschi fortemente contaminati che erano già stati trovati nel porto di Fukushima Daiichi.
Il pericolo che la fauna così contaminata si espanda ha portato la Tepco a dire di voler intensificare gli sforzi per mantenere i pesci all'interno del porto e sterminarli tutti.
Intanto l'unione delle cooperative di pescatori della prefettura di Yamaguchi ha accettato, con 31 voti contro 21, le compensazioni per la costruzione di una nuova centrale nucleare, rovesciando la decisione precedente di non accettare denaro dalla Chugoku Electric Power Company (Cepco) che vuole costruire un impianto nucleare a Kaminoseki. La Cepco pagherà circa 124 milioni di dollari per tener buoni I pescatori di 7 cooperative di pesca. Contraria alla nuova centrale rimane solo la cooperativa di pesca dell'isola di Iwaishima che ha rifiutato una compensazione di 12 milioni di dollari, l'isola si trova proprio di fronte alla costa dove dovrebbe sorgere la centrale. Ma la decisione delle cooperative non sembra molto gradita e uno dei contrari ha detto alla radio-televisione giapponese Nhk che «La decisione delle coop non significa che la gente sarà d'accordo con l'impianto. Sono determinati a proteggere l'ambiente».
Sulla credibilità della Tepco e dell'industria nucleare giapponese è caduta un'altra pesante tegola: la compagnia ha omesso di riferire ad un organismo nazionale i livelli di esposizione alle radiazioni di 21.000 dei "liquidatori" impiegati per contenere la crisi nucleare nella centrale di Fukushima Daiichi. Gli operatori di impianti nucleari in Giappone sono tenuti a segnalare tale esposizione ogni anno alla Radiation effects association e devono mantenere la dose assunta da ciascun lavoratore sotto i 50 millisievert.
La Tepco non ha fornito dati a partire dal marzo 2011, e dice che non ha avuto molto tempo per digitalizzare i dati dopo il disastro nucleare e si è scusata per il ritardo, dicendo che entro marzo presenterà i dati sui "liquidatori" alla banca dati nazionale. I lavoratori nucleari in Giappone sono dotati di databook personali per registrare la loro esposizione. Il sistema è stato introdotto per gestire questi dati in maniera integrata, dato che con il boom del nucleare degli anni passati un numero crescente di personale lavora in 2 impianti.
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