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giovedì

AUTOCANDIDATURA a Portavoce Presidente Governatore Regione Puglia ( REG...



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sabato

Votazione on line per il Portavoce Presidente Regione Puglia Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo ( REGIONARIE M5S)

PROPOSTA DI AUTO-CANDIDATURA ALLE REGIONARIE DEL M5S. 
Per una Puglia trasparente e democratica. 
Gruppo di ascolto aperto a idee, cambiamenti e sviluppo di una Puglia in crescita.
https://www.facebook.com/groups/454861634653153/ 
Pagina personale nel quale lasciare commenti
https://www.facebook.com/CIRASOLEDOMENICO 
Oppure usate questi hashtag 
 ‪#‎M5SPUGLIA‬‪#‎CIRASOLEPRESIDENTE‬ ‪#‎VINCELAPUGLIAONESTA‬ #INSIEMEPERVINCERE

lunedì

Appello dei giuristi: Italicum peggio del Porcellum, fermatevi


Riforme. L’appello dei più autorevoli costituzionalisti italiani ai parlamentari. Sotto accusa premio di maggioranza, liste bloccate e sbarramento

La pro­po­sta di riforma elet­to­rale depo­si­tata alla Camera a seguito dell’accordo tra il segre­ta­rio del Par­tito Demo­cra­tico Mat­teo Renzi e il lea­der di Forza Ita­lia Sil­vio Ber­lu­sconi con­si­ste sostan­zial­mente, con pochi cor­ret­tivi, in una rifor­mu­la­zione della vec­chia legge elet­to­rale – il cosid­detto “Por­cel­lum” – e pre­senta per­ciò vizi ana­lo­ghi a quelli che di que­sta hanno moti­vato la dichia­ra­zione di inco­sti­tu­zio­na­lità ad opera della recente sen­tenza della Corte costi­tu­zio­nale n.1 del 2014.
Que­sti vizi, afferma la sen­tenza, erano essen­zial­mente due.
Il primo con­si­steva nella lesione dell’uguaglianza del voto e della rap­pre­sen­tanza poli­tica deter­mi­nata, in con­tra­sto con gli arti­coli 1, 3, 48 e 67 della Costi­tu­zione, dall’enorme pre­mio di mag­gio­ranza – il 55% per cento dei seggi della Camera – asse­gnato, pur in assenza di una soglia minima di suf­fragi, alla lista che avesse rag­giunto la mag­gio­ranza rela­tiva.
La pro­po­sta di riforma intro­duce una soglia minima, ma sta­bi­len­dola nella misura del 35% dei votanti e attri­buendo alla lista che la rag­giunge il pre­mio del 53% dei seggi rende insop­por­ta­bil­mente vistosa la lesione dell’uguaglianza dei voti e del prin­ci­pio di rap­pre­sen­tanza lamen­tata dalla Corte: il voto del 35% degli elet­tori, tra­du­cen­dosi nel 53% dei seggi, ver­rebbe infatti a valere più del dop­pio del voto del restante 65% degli elet­tori deter­mi­nando, secondo le parole della Corte, “un’alterazione pro­fonda della com­po­si­zione della rap­pre­sen­tanza demo­cra­tica sulla quale si fonda l’intera archi­tet­tura dell’ordinamento costi­tu­zio­nale vigente” e com­pro­met­tendo la “fun­zione rap­pre­sen­ta­tiva dell’Assemblea”. Senza con­tare che, in pre­senza di tre schie­ra­menti poli­tici cia­scuno dei quali può rag­giun­gere la soglia del 35%, le ele­zioni si tra­sfor­me­reb­bero in una roulette.Il secondo pro­filo di ille­git­ti­mità della vec­chia legge con­si­steva nella man­cata pre­vi­sione delle pre­fe­renze, la quale, afferma la sen­tenza, ren­deva il voto “sostan­zial­mente indi­retto” e pri­vava i cit­ta­dini del diritto di “inci­dere sull’elezione dei pro­pri rap­pre­sen­tanti”.
Que­sto mede­simo vizio è pre­sente anche nell’attuale pro­po­sta di riforma, nella quale pari­menti sono escluse le pre­fe­renze, pur pre­ve­den­dosi liste assai più corte. La desi­gna­zione dei rap­pre­sen­tanti è per­ciò nuo­va­mente ricon­se­gnata alle segre­te­rie dei par­titi.
Viene così ripri­sti­nato lo scan­dalo del “Par­la­mento di nomi­nati”; e poi­ché le nomine, ove non avven­gano attra­verso con­sul­ta­zioni pri­ma­rie impo­ste a tutti e tas­sa­ti­va­mente rego­late dalla legge, saranno decise dai ver­tici dei par­titi, le ele­zioni rischie­ranno di tra­sfor­marsi in una com­pe­ti­zione tra capi e infine nell’investitura popo­lare del capo vincente.
C’è poi un altro fat­tore che aggrava i due vizi sud­detti, com­pro­met­tendo ulte­rior­mente l’uguaglianza del voto e la rap­pre­sen­ta­ti­vità del sistema poli­tico, ben più di quanto non fac­cia la stessa legge appena dichia­rata inco­sti­tu­zio­nale. La pro­po­sta di riforma pre­vede un innal­za­mento a più del dop­pio delle soglie di sbar­ra­mento: men­tre la vec­chia legge, per que­sta parte tut­tora in vigore, richiede per l’accesso alla rap­pre­sen­tanza par­la­men­tare almeno il 2% alle liste coa­liz­zate e almeno il 4% a quelle non coa­liz­zate, l’attuale pro­po­sta richiede il 5% alle liste coa­liz­zate, l’8% alle liste non coa­liz­zate e il 12% alle coa­li­zioni.
Tutto que­sto com­por­terà la pro­ba­bile scom­parsa dal Par­la­mento di tutte le forze minori, di cen­tro, di sini­stra e di destra e la rap­pre­sen­tanza delle sole tre forze mag­giori affi­data a gruppi par­la­men­tari com­po­sti inte­ra­mente da per­sone fedeli ai loro capi.Insomma que­sta pro­po­sta di riforma con­si­ste in una rie­di­zione del por­cel­lum, che da essa è sotto taluni aspetti – la fis­sa­zione di una quota minima per il pre­mio di mag­gio­ranza e le liste corte – miglio­rato, ma sotto altri – le soglie di sbar­ra­mento, enor­me­mente più alte – peg­gio­rato. L’abilità del segre­ta­rio del Par­tito demo­cra­tico è con­si­stita, in breve, nell’essere riu­scito a far accet­tare alla destra più o meno la vec­chia legge elet­to­rale da essa stessa varata nel 2005 e oggi dichia­rata incostituzionale.
Di fronte all’incredibile pervicacia con cui il sistema politico sta tentando di riprodurre con poche varianti lo stesso sistema elettorale che la Corte ha appena annullato perché in contrasto con tutti i principi della democrazia rappresentativa, i sottoscritti esprimono il loro sconcerto e la loro protesta
Con­tro la pre­tesa che l’accordo da cui è nata la pro­po­sta non sia emen­da­bile in Par­la­mento, ricor­dano il divieto del man­dato impe­ra­tivo sta­bi­lito dall’art.67 della Costi­tu­zione e la respon­sa­bi­lità poli­tica che, su una que­stione deci­siva per il futuro della nostra demo­cra­zia, cia­scun par­la­men­tare si assu­merà con il voto.
E segna­lano la con­creta pos­si­bi­lità – nella spe­ranza che una simile pro­spet­tiva possa ricon­durre alla ragione le mag­giori forze poli­ti­che – che una simile rie­di­zione pale­se­mente ille­git­tima della vec­chia legge possa pro­vo­care in tempi più o meno lun­ghi una nuova pro­nun­cia di ille­git­ti­mità da parte della Corte costi­tu­zio­nale e, ancor prima, un rin­vio della legge alle Camere da parte del Pre­si­dente della Repub­blica onde sol­le­ci­tare, in base all’art.74 Cost., una nuova deli­be­ra­zione, con un mes­sag­gio moti­vato dai mede­simi vizi con­te­stati al Por­cel­lum dalla sen­tenza della Corte costi­tu­zio­nale.
Con con­se­guente, ulte­riore discre­dito del nostro già scre­di­tato ceto politico.

Primi fir­ma­tari:Gae­tano Azza­riti, Mauro Bar­be­ris, Miche­lan­gelo Bovero, Erne­sto Bet­ti­nelli, Fran­ce­sco Bilan­cia, Lorenza Car­las­sare, Paolo Caretti, Gio­vanni Cocco, Clau­dio De Fio­res, Mario Dogliani, Gianni Fer­rara, Luigi Fer­ra­joli, Angela Musu­meci, Ales­san­dro Pace, Ste­fano Rodotà, Luigi Ven­tura, Mas­simo Vil­lone, Ermanno Vitale Pie­tro Adami, Anna Fal­cone, Gio­vanni Incor­vati, Raniero La Valle, Roberto La Mac­chia, Dome­nico Gallo, Fabio Mar­celli, Valen­tina Pazè, Paolo SolimenoPer ade­rire inviare una mail a: perlademocraziacostituzionale@​gmail.​com

giovedì

Andreula: un disegno di legge populista e che non darà lavoro agli infermieri

Amici vi chiedo un grande cortesia personale leggete e condividete, perchè la sanità è di tutti, grazie http://bit.ly/1a7xFPd

Il presidente IPASVI di Bari sulla disoccupazione infermieristica e gli accordi privilegiati in Albania



IPASVI Raccomandata A.R. - Trasmissione PEC Bari, lì 10 maggio ’13 Protocollo n. 38/2013
Angelino Alfano Ministro dell'Interno
Emma Bonino Ministro Affari Esteri
Flavio Zanonato Ministro Sviluppo Economico
Enrico Giovannini Ministro Lavoro e Politiche Sociali
Maria Chiara Carrozza Ministro Istruzione, Università e Ricerca
Beatrice Lorenzin Ministro della Salute
Annalisa Silvestro Presidente Federazione Nazionale Collegi IPASVI Presidenti Collegi IPASVI d’Italia
Loro sedi
Oggetto: Infermieristica (e altre discipline) - formazione in Albania e occupazione in Italia -Comunicazioni e riflessioni
L'Università "Nostra Signora di Buon Consiglio" di Tirana, ha recentemente pubblicato un documento, che di seguito si riporta integralmente per titolo e contenuti :
"Per gli studenti dell’UNINSBC possibilità di lavoro immediato in Italia
Dichiarazione del prof. Gennaro Rocco, presidente del Corso di Laurea in Infermieristica e Fisioterapia, docente di Infermieristica Generale, Clinica e Pediatrica e docente di Pedagogia Sociale presso l'Università "Nostra Signora di Buon Consiglio", Tirana, e l'Università "Tor Vergata" di Roma, Italia.
I corsi di laurea di infermieristica e di fisioterapia dell'Università NSBC di Tirana seguono gli stessi ordinamenti didattici delle università italiane e, in particolare, dell'Università "Tor Vergata" di Roma. Tali ordinamenti didattici prevedono l'acquisizione di 180 crediti formativi universitari, che nel sistema europeo corrispondono a 180 CTS e che consentono un facile riconoscimento del percorso di studi seguito da uno studente. Questa scelta è stata molto lungimirante perché ci ha permesso di raggiungere quello che oggi abbiamo, e cioè un riconoscimento immediato del titolo di studio da parte delle autorità e delle istituzioni italiane.
Abbiamo fatto anche un'altra operazione molto interessante: l'accordo di cooperazione didattica con le università italiane prevede anche di rilasciare un titolo di laurea congiunto tra le due università convenzionate. Mi spiego meglio. Avendo noi un organico di docenti che è quasi completamente italiano - e quindi condiviso e nominato dalle autorità accademiche delle nostre università di riferimento italiane - questo ci permette di avere la possibilità di rilasciare un titolo che ha un valore giuridico contestuale, sia nell'ordinamento albanese sia nell'ordinamento italiano
Inoltre, abbiamo consolidato una procedura con le autorità italiane che permette agli studenti di avere un canale privilegiato per poter esercitare la professione di infermiere o di fisioterapista in Italia e di avere, come detto, il riconoscimento immediato del titolo di studio. Questo è possibile proprio perché il titolo di studio viene rilasciato da un'università italiana. In pratica, uno studente albanese che termina il suo iter di studi presso la nostra Università fa il suo Esame di Stato italiano in Albania con le stesse modalità adottate in Italia. Infatti, nella commissione esaminatrice sono presenti - proprio come in Italia - oltre ai professori universitari, anche i rappresentanti del Ministero della Sanità italiano e i delegati degli Organismi che rappresentano le categorie professionali.
Possiamo così trasmettere alle autorità ministeriali italiane i verbali delle sedute di laurea sottoscritti anche da parte del Rettore dell'Università convenzionata (nel nostro caso "Tor Vergata"). A questo punto il Ministero della Sanità, che è deputato alla verifica dei titoli e al loro riconoscimento, senza ulteriori adempimenti trasmette la documentazione agli Ordini professionali, cosa che consente l'immediata possibilità di esercitare la professione in Italia. Ben diversa, e molto più complessa è, invece, la procedura per tutti gli altri cittadini, sia europei che extra-europei, che pure hanno conseguito titoli analoghi nei rispettivi Paesi.
Questo é un grande privilegio e una novità, perché anche nella libera circolazione dei cittadini dell'Unione Europea - dove esistono da decenni regole per il riconoscimento dei titoli - un cittadino inglese o francese che vuole esercitare in Italia, prima di iscriversi all'Albo professionale deve sostenere una prova di lingua italiana. Gli studenti di "Nostra Signora del Buon Consiglio", invece, avendo frequentato un corso di laurea in lingua italiana con una università italiana, non hanno sottoporsi nemmeno a questo tipo di valutazione. Per fare un esempio, i laureati della sessione di aprile 2010 presso la nostra sede dopo meno di due settimane avevano già il loro nomi trasmessi a tutte le sedi degli Ordini e dei Collegi professionali italiani. Pertanto, se essi un giorno volessero presentarsi hanno diritto di iscriversi come i cittadini italiani".
E' indubbio che il nostro Paese stia affrontando un momento particolarmente difficile per la grave crisi economica che ha indotto il “Governo” all’adozione di una serie di misure di contenimento della spesa pubblica, ivi compreso la riqualificazione dell’assetto funzionale della pubblica amministrazione e la riduzione delle dotazioni organiche. Ciò ha comportato tagli pesantissimi al patrimonio delle risorse umane del SSN.
Il numero di Infermieri in cerca di occupazione che ha conseguito la laurea in Infermieristica sulla base dei fabbisogni formativi definiti di concerto tra i Ministeri competenti e le Università Italiane, con le regole di accesso ai corsi di laurea a numero chiuso, secondo le stime più recenti è tra i 30.000 e i 50.000. Il dato è in costante aumento se si considerano i licenziamenti in corso per le crisi economiche subite da molti Enti sanitari privati e di altra classificazione per le riduzioni rilevanti dei finanziamenti a diverso titolo.
E' indubbio che le risorse vengano "tagliate" non in funzione di una diminuita domanda di salute da parte della popolazione ma solo in funzione della compatibilità economica del sistema (esattamente l'inverso di quello che dovrebbe essere). L'analisi può essere ulteriormente sviluppata e pur non essendo questa la sede per gli specifici approfondimenti, qualche dato va comunque preso in considerazione:
? I dati epidemiologici evidenziano un aumento delle situazioni cliniche multi-fattoriariali e delle patologie cronico-degenerative, con conseguente aumento di domanda;
? La situazione demografica evidenzia un aumento della vita media, con un incremento delle fragilità e delle disabilità;
? Le condizioni socio-economiche portano un aumento della popolazione in condizione di povertà, con ripercussioni anche sullo stato di salute;
? Nell’ambito dei paesi OCSE il rapporto infermieri ‰ abitanti per l’Italia è tra i più bassi in assoluto;
? Il sistema delle cure primarie è tutto da costruire;
Sulla base dei dati riportati è evidente che gli infermieri non sono assunti non tanto perché non servono, bensì perché non ci sono le condizioni economiche necessarie. Alcune riflessioni:
1. Le razionalizzazioni (forse è più giusto dire i razionamenti) si realizzano quasi esclusivamente in funzione della compatibilità economica, nella maggior parte dei casi senza un progetto "all’origine" di ripensamento del sistema sanitario, sulla base dei cambiamenti che hanno riguardato l'evoluzione scientifica, lo sviluppo tecnologico e la domanda dell'utenza;
2. Probabilmente non c'è piena consapevolezza sul fatto che la diminuzione dei costi per il personale ha come conseguenza una diminuzione di servizi e di prestazioni all'utenza, con possibili ripercussioni negative nello stato di salute delle persone, con successivo aumento di costi per le cure e l'assistenza (e non è detto che questi costi siano minori rispetto a quelli del personale, anzi, probabilmente sono più alti,... ma di questo nessuno parla!);
3. Qualcuno (la politica) dovrebbe assumersi l'onere della comunicazione e della spiegazione a chi è - contemporaneamente - utente, committente e finanziatore del sistema (la gente) sulla realtà della situazione e alla motivazione delle scelte;
Detto ciò, ritornando all'oggetto della presente nota (Infermieristica - formazione in Albania e occupazione in Italia), stante le situazioni presentate, è opportuno rivedere gli accordi in essere, tenuto conto delle situazioni che sono nel frattempo cambiate, in particolare:
- Per ogni cosa c'è il suo tempo - non si vogliono demonizzare le scelte di ieri, probabilmente funzionali a superare una criticità (carenza di infermieri) presente in quel momento nel nostro Paese;
- Privilegi e penalizzazioni - non si vuole penalizzare qualcuno a favore di altri, ma semplicemente si ritiene opportuno prevedere una parità di condizioni, nel rispetto dei principi normativi di riferimento;
- Ruoli - responsabilità - conflitto d’interessi - va superato le situazioni dove è palese il conflitto di interessi di figure di grande rilevanza professionale, con ruoli e responsabilità nel sistema formativo italiano, nel sistema formativo albanese e nei livelli apicali ordinistici. ./..
In sostanza si chiede un’approfondita riflessione, per quanto di propria competenza, per rilevare l’opportunità, considerando le variazioni di contesto intervenute, di sostenere rapporti di cooperazione didattiche con Università estere, che, di fatto, creano molti “imbarazzanti” dubbi in tutti i soggetti coinvolti. A titolo esemplificativo sono portati alla Vostra attenzione, per opportuna conoscenza e per gli eventuali provvedimenti, alcuni quesiti che un numero rilevante di Infermieri ha portato all'attenzione dell'Ente scrivente:
1. Qual è il significato della comunicazione istituzionale contenuta nel titolo di presentazione del CdL in infermieristica: “Per gli studenti dell’UNINSBC possibilità di lavoro immediato in Italia"?
2. Si ha la consapevolezza delle difficoltà in cui si stanno trovando gli Infermieri neo-laureati italiani?
3. E’ “buona cosa” la possibilità di differenziazioni di percorsi, con importanti privilegi per gli Infermieri Albanesi (o forse è meglio dire per gli Infermieri che conseguono l'abilitazione in territorio albanese, rilasciata da università italiana, con il placet del ministero)?
4. Si ha la consapevolezza delle pesantissime razionalizzazioni (forse è meglio dire razionamenti) che stanno interessato la popolazione infermieristica ? (e in primis i cittadini.)
5. Si è certi che la sede e l’organizzazione didattica del corso di laurea in Infermieristica rispondano pienamente ai requisiti tecnico-organizzativi e funzionali definiti dal Miur?
6. Si è certi che l’ordinamento didattico in uso presso l’Università di “Nostra Signora del buon Consiglio di Tirana”, risponda adeguatamente alle “regole” definite dal Miur?
7. C'è stato un approfondimento sulle problematiche conseguenti ai processi di razionalizzazione?
8. L’Università di “Nostra Signora del buon Consiglio di Tirana”, è formalmente assoggettata al controllo degli organi istituzionali previsti dall’ordinamento universitario Italiano e non solo, sulla qualità dell’offerta formativa?
9. Si ha conoscenza che ha raggiunto la ragguardevole cifra di oltre 2000 il numero di Infermieri laureati Italiani che per ragioni occupazionali ha abbandonato il nostro paese emigrando nel nord dell’Europa?
Dall'esterno si può solo affermare con assoluta certezza che non risultano evidenze in tal senso! L’occasione è gradita per salutare distintamente.
Il Presidente Collegio IPASVI di Bari
Saverio Andreula

sabato

Il programma delle otto R


Fonte: http://www.decrescita.it/joomla/index.php/component/content/article/2-il-programma-delle-otto-r

La “società della decrescita” presuppone, come primo passo, la drastica diminuzione degli effetti negativi della crescita e, come secondo passo, l’attivazione dei circoli virtuosi legati alla decrescita: ridurre il saccheggio della biosfera non può che condurci ad un miglior modo di vivere. Questo processo comporta otto obiettivi interdipendenti, le 8 R: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Tutte insieme possono portare, nel tempo, ad una decrescita serena, conviviale e pacifica.  

da una proposta di Osvaldo Pieroni al Forum delle ONG di Rio

Rivalutare. Rivedere i valori in cui crediamo e in base ai quali organizziamo la nostra vita, cambiando quelli che devono esser cambiati. L’altruismo dovrà prevalere sull’egoismo, la cooperazione sulla concorrenza, il piacere del tempo libero sull’ossessione del lavoro, la cura della vita sociale sul consumo illimitato, il locale sul globale, il bello sull’efficiente, il ragionevole sul razionale. Questa rivalutazione deve poter superare l’immaginario in cui viviamo, i cui valori sono sistemici, sono cioè suscitati e stimolati dal sistema, che a loro volta contribuiscono a rafforzare.

Ricontestualizzare. Modificare il contesto concettuale ed emozionale di una situazione, o il punto di vista secondo cui essa è vissuta, così da mutarne completamente il senso. Questo cambiamento si impone, ad esempio, per i concetti di ricchezza e di povertà e ancor più urgentemente per scarsità e abbondanza, la “diabolica coppia” fondatrice dell’immaginario economico. L’economia attuale, infatti, trasforma l’abbondanza naturale in scarsità, creando artificialmente mancanza e bisogno, attraverso l’appropriazione della natura e la sua mercificazione.

Ristrutturare. Adattare in funzione del cambiamento dei valori le strutture economico-produttive, i modelli di consumo, i rapporti sociali, gli stili di vita, così da orientarli verso una società di decrescita. Quanto più questa ristrutturazione sarà radicale, tanto più il carattere sistemico dei valori dominanti verrà sradicato.

Rilocalizzare. Consumare essenzialmente prodotti locali, prodotti da aziende sostenute dall’economia locale. Di conseguenza, ogni decisione di natura economica va presa su scala locale, per bisogni locali. Inoltre, se le idee devono ignorare le frontiere, i movimenti di merci e capitali devono invece essere ridotti al minimo, evitando i costi legati ai trasporti (infrastrutture, ma anche inquinamento, effetto serra e cambiamento climatico).

Ridistribuire. Garantire a tutti gli abitanti del pianeta l’accesso alle risorse naturali e ad un’equa distribuzione della ricchezza, assicurando un lavoro soddisfacente e condizioni di vita dignitose per tutti. Predare meno piuttosto che “dare di più”.

Ridurre. Sia l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e consumare che gli orari di lavoro. Il consumo di risorse va ridotto sino a tornare ad un’impronta ecologica pari ad un pianeta. La potenza energetica necessaria ad un tenore di vita decoroso (riscaldamento, igiene personale, illuminazione, trasporti, produzione dei beni materiali fondamentali) equivale circa a quella richiesta da un piccolo radiatore acceso di continuo (1 kw). Oggi il Nord America consuma dodici volte tanto, l’Europa occidentale cinque, mentre un terzo dell’umanità resta ben sotto questa soglia. Questo consumo eccessivo va ridotto per assicurare a tutti condizioni di vita eque e dignitose.

Riutilizzare. Riparare le apparecchiature e i beni d’uso anziché gettarli in una discarica, superando così l’ossessione, funzionale alla società dei consumi, dell’obsolescenza degli oggetti e la continua “tensione al nuovo”.

Riciclare. Recuperare tutti gli scarti non decomponibili derivanti dalle nostre attività.
 
Autore: Serge Latouche