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AUTOCANDIDATURA a Portavoce Presidente Governatore Regione Puglia ( REG...
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sabato
Votazione on line per il Portavoce Presidente Regione Puglia Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo ( REGIONARIE M5S)
PROPOSTA DI AUTO-CANDIDATURA ALLE REGIONARIE DEL M5S.
Per una Puglia trasparente e democratica.
Gruppo di ascolto aperto a idee, cambiamenti e sviluppo di una Puglia in crescita.
https://www.facebook.com/groups/454861634653153/
Pagina personale nel quale lasciare commenti
https://www.facebook.com/CIRASOLEDOMENICO
Oppure usate questi hashtag
#M5SPUGLIA#CIRASOLEPRESIDENTE #VINCELAPUGLIAONESTA #INSIEMEPERVINCERE
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lunedì
Appello dei giuristi: Italicum peggio del Porcellum, fermatevi
Riforme. L’appello dei più autorevoli costituzionalisti italiani ai parlamentari. Sotto accusa premio di maggioranza, liste bloccate e sbarramento
La proposta di riforma elettorale depositata alla Camera a seguito dell’accordo tra il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi consiste sostanzialmente, con pochi correttivi, in una riformulazione della vecchia legge elettorale – il cosiddetto “Porcellum” – e presenta perciò vizi analoghi a quelli che di questa hanno motivato la dichiarazione di incostituzionalità ad opera della recente sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014.
Questi vizi, afferma la sentenza, erano essenzialmente due.
Il primo consisteva nella lesione dell’uguaglianza del voto e della rappresentanza politica determinata, in contrasto con gli articoli 1, 3, 48 e 67 della Costituzione, dall’enorme premio di maggioranza – il 55% per cento dei seggi della Camera – assegnato, pur in assenza di una soglia minima di suffragi, alla lista che avesse raggiunto la maggioranza relativa.
La proposta di riforma introduce una soglia minima, ma stabilendola nella misura del 35% dei votanti e attribuendo alla lista che la raggiunge il premio del 53% dei seggi rende insopportabilmente vistosa la lesione dell’uguaglianza dei voti e del principio di rappresentanza lamentata dalla Corte: il voto del 35% degli elettori, traducendosi nel 53% dei seggi, verrebbe infatti a valere più del doppio del voto del restante 65% degli elettori determinando, secondo le parole della Corte, “un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente” e compromettendo la “funzione rappresentativa dell’Assemblea”. Senza contare che, in presenza di tre schieramenti politici ciascuno dei quali può raggiungere la soglia del 35%, le elezioni si trasformerebbero in una roulette.Il secondo profilo di illegittimità della vecchia legge consisteva nella mancata previsione delle preferenze, la quale, afferma la sentenza, rendeva il voto “sostanzialmente indiretto” e privava i cittadini del diritto di “incidere sull’elezione dei propri rappresentanti”.
Questo medesimo vizio è presente anche nell’attuale proposta di riforma, nella quale parimenti sono escluse le preferenze, pur prevedendosi liste assai più corte. La designazione dei rappresentanti è perciò nuovamente riconsegnata alle segreterie dei partiti.
Viene così ripristinato lo scandalo del “Parlamento di nominati”; e poiché le nomine, ove non avvengano attraverso consultazioni primarie imposte a tutti e tassativamente regolate dalla legge, saranno decise dai vertici dei partiti, le elezioni rischieranno di trasformarsi in una competizione tra capi e infine nell’investitura popolare del capo vincente.
C’è poi un altro fattore che aggrava i due vizi suddetti, compromettendo ulteriormente l’uguaglianza del voto e la rappresentatività del sistema politico, ben più di quanto non faccia la stessa legge appena dichiarata incostituzionale. La proposta di riforma prevede un innalzamento a più del doppio delle soglie di sbarramento: mentre la vecchia legge, per questa parte tuttora in vigore, richiede per l’accesso alla rappresentanza parlamentare almeno il 2% alle liste coalizzate e almeno il 4% a quelle non coalizzate, l’attuale proposta richiede il 5% alle liste coalizzate, l’8% alle liste non coalizzate e il 12% alle coalizioni.
Tutto questo comporterà la probabile scomparsa dal Parlamento di tutte le forze minori, di centro, di sinistra e di destra e la rappresentanza delle sole tre forze maggiori affidata a gruppi parlamentari composti interamente da persone fedeli ai loro capi.Insomma questa proposta di riforma consiste in una riedizione del porcellum, che da essa è sotto taluni aspetti – la fissazione di una quota minima per il premio di maggioranza e le liste corte – migliorato, ma sotto altri – le soglie di sbarramento, enormemente più alte – peggiorato. L’abilità del segretario del Partito democratico è consistita, in breve, nell’essere riuscito a far accettare alla destra più o meno la vecchia legge elettorale da essa stessa varata nel 2005 e oggi dichiarata incostituzionale.
Di fronte all’incredibile pervicacia con cui il sistema politico sta tentando di riprodurre con poche varianti lo stesso sistema elettorale che la Corte ha appena annullato perché in contrasto con tutti i principi della democrazia rappresentativa, i sottoscritti esprimono il loro sconcerto e la loro protesta
Contro la pretesa che l’accordo da cui è nata la proposta non sia emendabile in Parlamento, ricordano il divieto del mandato imperativo stabilito dall’art.67 della Costituzione e la responsabilità politica che, su una questione decisiva per il futuro della nostra democrazia, ciascun parlamentare si assumerà con il voto.
E segnalano la concreta possibilità – nella speranza che una simile prospettiva possa ricondurre alla ragione le maggiori forze politiche – che una simile riedizione palesemente illegittima della vecchia legge possa provocare in tempi più o meno lunghi una nuova pronuncia di illegittimità da parte della Corte costituzionale e, ancor prima, un rinvio della legge alle Camere da parte del Presidente della Repubblica onde sollecitare, in base all’art.74 Cost., una nuova deliberazione, con un messaggio motivato dai medesimi vizi contestati al Porcellum dalla sentenza della Corte costituzionale.
Con conseguente, ulteriore discredito del nostro già screditato ceto politico.
Primi firmatari:Gaetano Azzariti, Mauro Barberis, Michelangelo Bovero, Ernesto Bettinelli, Francesco Bilancia, Lorenza Carlassare, Paolo Caretti, Giovanni Cocco, Claudio De Fiores, Mario Dogliani, Gianni Ferrara, Luigi Ferrajoli, Angela Musumeci, Alessandro Pace, Stefano Rodotà, Luigi Ventura, Massimo Villone, Ermanno Vitale Pietro Adami, Anna Falcone, Giovanni Incorvati, Raniero La Valle, Roberto La Macchia, Domenico Gallo, Fabio Marcelli, Valentina Pazè, Paolo SolimenoPer aderire inviare una mail a: perlademocraziacostituzionale@gmail.com
La proposta di riforma elettorale depositata alla Camera a seguito dell’accordo tra il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi consiste sostanzialmente, con pochi correttivi, in una riformulazione della vecchia legge elettorale – il cosiddetto “Porcellum” – e presenta perciò vizi analoghi a quelli che di questa hanno motivato la dichiarazione di incostituzionalità ad opera della recente sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014.
Questi vizi, afferma la sentenza, erano essenzialmente due.
Il primo consisteva nella lesione dell’uguaglianza del voto e della rappresentanza politica determinata, in contrasto con gli articoli 1, 3, 48 e 67 della Costituzione, dall’enorme premio di maggioranza – il 55% per cento dei seggi della Camera – assegnato, pur in assenza di una soglia minima di suffragi, alla lista che avesse raggiunto la maggioranza relativa.
La proposta di riforma introduce una soglia minima, ma stabilendola nella misura del 35% dei votanti e attribuendo alla lista che la raggiunge il premio del 53% dei seggi rende insopportabilmente vistosa la lesione dell’uguaglianza dei voti e del principio di rappresentanza lamentata dalla Corte: il voto del 35% degli elettori, traducendosi nel 53% dei seggi, verrebbe infatti a valere più del doppio del voto del restante 65% degli elettori determinando, secondo le parole della Corte, “un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente” e compromettendo la “funzione rappresentativa dell’Assemblea”. Senza contare che, in presenza di tre schieramenti politici ciascuno dei quali può raggiungere la soglia del 35%, le elezioni si trasformerebbero in una roulette.Il secondo profilo di illegittimità della vecchia legge consisteva nella mancata previsione delle preferenze, la quale, afferma la sentenza, rendeva il voto “sostanzialmente indiretto” e privava i cittadini del diritto di “incidere sull’elezione dei propri rappresentanti”.
Questo medesimo vizio è presente anche nell’attuale proposta di riforma, nella quale parimenti sono escluse le preferenze, pur prevedendosi liste assai più corte. La designazione dei rappresentanti è perciò nuovamente riconsegnata alle segreterie dei partiti.
Viene così ripristinato lo scandalo del “Parlamento di nominati”; e poiché le nomine, ove non avvengano attraverso consultazioni primarie imposte a tutti e tassativamente regolate dalla legge, saranno decise dai vertici dei partiti, le elezioni rischieranno di trasformarsi in una competizione tra capi e infine nell’investitura popolare del capo vincente.
C’è poi un altro fattore che aggrava i due vizi suddetti, compromettendo ulteriormente l’uguaglianza del voto e la rappresentatività del sistema politico, ben più di quanto non faccia la stessa legge appena dichiarata incostituzionale. La proposta di riforma prevede un innalzamento a più del doppio delle soglie di sbarramento: mentre la vecchia legge, per questa parte tuttora in vigore, richiede per l’accesso alla rappresentanza parlamentare almeno il 2% alle liste coalizzate e almeno il 4% a quelle non coalizzate, l’attuale proposta richiede il 5% alle liste coalizzate, l’8% alle liste non coalizzate e il 12% alle coalizioni.
Tutto questo comporterà la probabile scomparsa dal Parlamento di tutte le forze minori, di centro, di sinistra e di destra e la rappresentanza delle sole tre forze maggiori affidata a gruppi parlamentari composti interamente da persone fedeli ai loro capi.Insomma questa proposta di riforma consiste in una riedizione del porcellum, che da essa è sotto taluni aspetti – la fissazione di una quota minima per il premio di maggioranza e le liste corte – migliorato, ma sotto altri – le soglie di sbarramento, enormemente più alte – peggiorato. L’abilità del segretario del Partito democratico è consistita, in breve, nell’essere riuscito a far accettare alla destra più o meno la vecchia legge elettorale da essa stessa varata nel 2005 e oggi dichiarata incostituzionale.
Di fronte all’incredibile pervicacia con cui il sistema politico sta tentando di riprodurre con poche varianti lo stesso sistema elettorale che la Corte ha appena annullato perché in contrasto con tutti i principi della democrazia rappresentativa, i sottoscritti esprimono il loro sconcerto e la loro protesta
Contro la pretesa che l’accordo da cui è nata la proposta non sia emendabile in Parlamento, ricordano il divieto del mandato imperativo stabilito dall’art.67 della Costituzione e la responsabilità politica che, su una questione decisiva per il futuro della nostra democrazia, ciascun parlamentare si assumerà con il voto.
E segnalano la concreta possibilità – nella speranza che una simile prospettiva possa ricondurre alla ragione le maggiori forze politiche – che una simile riedizione palesemente illegittima della vecchia legge possa provocare in tempi più o meno lunghi una nuova pronuncia di illegittimità da parte della Corte costituzionale e, ancor prima, un rinvio della legge alle Camere da parte del Presidente della Repubblica onde sollecitare, in base all’art.74 Cost., una nuova deliberazione, con un messaggio motivato dai medesimi vizi contestati al Porcellum dalla sentenza della Corte costituzionale.
Con conseguente, ulteriore discredito del nostro già screditato ceto politico.
Primi firmatari:Gaetano Azzariti, Mauro Barberis, Michelangelo Bovero, Ernesto Bettinelli, Francesco Bilancia, Lorenza Carlassare, Paolo Caretti, Giovanni Cocco, Claudio De Fiores, Mario Dogliani, Gianni Ferrara, Luigi Ferrajoli, Angela Musumeci, Alessandro Pace, Stefano Rodotà, Luigi Ventura, Massimo Villone, Ermanno Vitale Pietro Adami, Anna Falcone, Giovanni Incorvati, Raniero La Valle, Roberto La Macchia, Domenico Gallo, Fabio Marcelli, Valentina Pazè, Paolo SolimenoPer aderire inviare una mail a: perlademocraziacostituzionale@gmail.com
giovedì
Andreula: un disegno di legge populista e che non darà lavoro agli infermieri
Amici vi chiedo un grande cortesia personale leggete e condividete, perchè la sanità è di tutti, grazie http://bit.ly/1a7xFPd
Il presidente IPASVI di Bari sulla disoccupazione infermieristica e gli accordi privilegiati in Albania
IPASVI Raccomandata
A.R. - Trasmissione PEC Bari, lì 10 maggio ’13 Protocollo n. 38/2013
Angelino Alfano Ministro dell'Interno
Emma Bonino Ministro Affari Esteri
Flavio Zanonato Ministro Sviluppo Economico
Enrico Giovannini Ministro Lavoro e Politiche Sociali
Maria Chiara Carrozza Ministro Istruzione, Università e Ricerca
Beatrice Lorenzin Ministro della Salute
Annalisa Silvestro Presidente Federazione Nazionale Collegi IPASVI
Presidenti Collegi IPASVI d’Italia
Loro sedi
Oggetto:
Infermieristica (e altre discipline) - formazione in Albania e occupazione in
Italia -Comunicazioni e riflessioni
L'Università "Nostra Signora di Buon Consiglio" di
Tirana, ha recentemente pubblicato un documento, che di seguito si riporta integralmente
per titolo e contenuti :
"Per gli studenti dell’UNINSBC possibilità di lavoro
immediato in Italia
Dichiarazione del prof. Gennaro Rocco, presidente del Corso
di Laurea in Infermieristica e Fisioterapia, docente di Infermieristica
Generale, Clinica e Pediatrica e docente di Pedagogia Sociale presso
l'Università "Nostra Signora di Buon Consiglio", Tirana, e
l'Università "Tor Vergata" di Roma, Italia.
I corsi di laurea di infermieristica e di fisioterapia
dell'Università NSBC di Tirana seguono gli stessi ordinamenti didattici delle
università italiane e, in particolare, dell'Università "Tor Vergata"
di Roma. Tali ordinamenti didattici prevedono l'acquisizione di 180 crediti
formativi universitari, che nel sistema europeo corrispondono a 180 CTS e che
consentono un facile riconoscimento del percorso di studi seguito da uno
studente. Questa scelta è stata molto lungimirante perché ci ha permesso di
raggiungere quello che oggi abbiamo, e cioè un riconoscimento immediato del
titolo di studio da parte delle autorità e delle istituzioni italiane.
Abbiamo fatto anche un'altra operazione molto interessante:
l'accordo di cooperazione didattica con le università italiane prevede anche di
rilasciare un titolo di laurea congiunto tra le due università convenzionate.
Mi spiego meglio. Avendo noi un organico di docenti che è quasi completamente
italiano - e quindi condiviso e nominato dalle autorità accademiche delle
nostre università di riferimento italiane - questo ci permette di avere la
possibilità di rilasciare un titolo che ha un valore giuridico contestuale, sia
nell'ordinamento albanese sia nell'ordinamento italiano
Inoltre, abbiamo consolidato una procedura con le autorità
italiane che permette agli studenti di avere un canale privilegiato per poter
esercitare la professione di infermiere o di fisioterapista in Italia e di
avere, come detto, il riconoscimento immediato del titolo di studio. Questo è
possibile proprio perché il titolo di studio viene rilasciato da un'università
italiana. In pratica, uno studente albanese che termina il suo iter di studi
presso la nostra Università fa il suo Esame di Stato italiano in Albania con le
stesse modalità adottate in Italia. Infatti, nella commissione esaminatrice
sono presenti - proprio come in Italia - oltre ai professori universitari,
anche i rappresentanti del Ministero della Sanità italiano e i delegati degli
Organismi che rappresentano le categorie professionali.
Possiamo così trasmettere alle autorità ministeriali
italiane i verbali delle sedute di laurea sottoscritti anche da parte del
Rettore dell'Università convenzionata (nel nostro caso "Tor
Vergata"). A questo punto il Ministero della Sanità, che è deputato alla
verifica dei titoli e al loro riconoscimento, senza ulteriori adempimenti
trasmette la documentazione agli Ordini professionali, cosa che consente
l'immediata possibilità di esercitare la professione in Italia. Ben diversa, e
molto più complessa è, invece, la procedura per tutti gli altri cittadini, sia
europei che extra-europei, che pure hanno conseguito titoli analoghi nei
rispettivi Paesi.
Questo é un grande privilegio e una novità, perché anche
nella libera circolazione dei cittadini dell'Unione Europea - dove esistono da
decenni regole per il riconoscimento dei titoli - un cittadino inglese o
francese che vuole esercitare in Italia, prima di iscriversi all'Albo
professionale deve sostenere una prova di lingua italiana. Gli studenti di
"Nostra Signora del Buon Consiglio", invece, avendo frequentato un
corso di laurea in lingua italiana con una università italiana, non hanno
sottoporsi nemmeno a questo tipo di valutazione. Per fare un esempio, i laureati
della sessione di aprile 2010 presso la nostra sede dopo meno di due settimane
avevano già il loro nomi trasmessi a tutte le sedi degli Ordini e dei Collegi
professionali italiani. Pertanto, se essi un giorno volessero presentarsi hanno
diritto di iscriversi come i cittadini italiani".
E' indubbio che il nostro Paese stia affrontando un momento
particolarmente difficile per la grave crisi economica che ha indotto il
“Governo” all’adozione di una serie di misure di contenimento della spesa
pubblica, ivi compreso la riqualificazione dell’assetto funzionale della
pubblica amministrazione e la riduzione delle dotazioni organiche. Ciò ha
comportato tagli pesantissimi al patrimonio delle risorse umane del SSN.
Il numero di Infermieri in cerca di occupazione che ha conseguito
la laurea in Infermieristica sulla base dei fabbisogni formativi definiti di
concerto tra i Ministeri competenti e le Università Italiane, con le regole di
accesso ai corsi di laurea a numero chiuso, secondo le stime più recenti è tra
i 30.000 e i 50.000. Il dato è in costante aumento se si considerano i
licenziamenti in corso per le crisi economiche subite da molti Enti sanitari
privati e di altra classificazione per le riduzioni rilevanti dei finanziamenti
a diverso titolo.
E' indubbio che le risorse vengano "tagliate" non
in funzione di una diminuita domanda di salute da parte della popolazione ma
solo in funzione della compatibilità economica del sistema (esattamente
l'inverso di quello che dovrebbe essere). L'analisi può essere ulteriormente
sviluppata e pur non essendo questa la sede per gli specifici approfondimenti,
qualche dato va comunque preso in considerazione:
? I dati epidemiologici evidenziano un aumento delle
situazioni cliniche multi-fattoriariali e delle patologie cronico-degenerative,
con conseguente aumento di domanda;
? La situazione demografica evidenzia un aumento della vita
media, con un incremento delle fragilità e delle disabilità;
? Le condizioni socio-economiche portano un aumento della
popolazione in condizione di povertà, con ripercussioni anche sullo stato di
salute;
? Nell’ambito dei paesi OCSE il rapporto infermieri ‰
abitanti per l’Italia è tra i più bassi in assoluto;
? Il sistema delle cure primarie è tutto da costruire;
Sulla base dei dati riportati è evidente che gli infermieri
non sono assunti non tanto perché non servono, bensì perché non ci sono le
condizioni economiche necessarie. Alcune riflessioni:
1. Le razionalizzazioni (forse è più giusto dire i
razionamenti) si realizzano quasi esclusivamente in funzione della
compatibilità economica, nella maggior parte dei casi senza un progetto
"all’origine" di ripensamento del sistema sanitario, sulla base dei
cambiamenti che hanno riguardato l'evoluzione scientifica, lo sviluppo
tecnologico e la domanda dell'utenza;
2. Probabilmente non c'è piena consapevolezza sul fatto che
la diminuzione dei costi per il personale ha come conseguenza una diminuzione
di servizi e di prestazioni all'utenza, con possibili ripercussioni negative
nello stato di salute delle persone, con successivo aumento di costi per le
cure e l'assistenza (e non è detto che questi costi siano minori rispetto a
quelli del personale, anzi, probabilmente sono più alti,... ma di questo
nessuno parla!);
3. Qualcuno (la politica) dovrebbe assumersi l'onere della
comunicazione e della spiegazione a chi è - contemporaneamente - utente,
committente e finanziatore del sistema (la gente) sulla realtà della situazione
e alla motivazione delle scelte;
Detto ciò, ritornando all'oggetto della presente nota
(Infermieristica - formazione in Albania e occupazione in Italia), stante le
situazioni presentate, è opportuno rivedere gli accordi in essere, tenuto conto
delle situazioni che sono nel frattempo cambiate, in particolare:
- Per ogni cosa c'è il suo tempo - non si vogliono
demonizzare le scelte di ieri, probabilmente funzionali a superare una
criticità (carenza di infermieri) presente in quel momento nel nostro Paese;
- Privilegi e penalizzazioni - non si vuole penalizzare
qualcuno a favore di altri, ma semplicemente si ritiene opportuno prevedere una
parità di condizioni, nel rispetto dei principi normativi di riferimento;
- Ruoli - responsabilità - conflitto d’interessi - va
superato le situazioni dove è palese il conflitto di interessi di figure di
grande rilevanza professionale, con ruoli e responsabilità nel sistema
formativo italiano, nel sistema formativo albanese e nei livelli apicali
ordinistici. ./..
In sostanza si chiede un’approfondita riflessione, per
quanto di propria competenza, per rilevare l’opportunità, considerando le
variazioni di contesto intervenute, di sostenere rapporti di cooperazione
didattiche con Università estere, che, di fatto, creano molti “imbarazzanti”
dubbi in tutti i soggetti coinvolti. A titolo esemplificativo sono portati alla
Vostra attenzione, per opportuna conoscenza e per gli eventuali provvedimenti,
alcuni quesiti che un numero rilevante di Infermieri ha portato all'attenzione
dell'Ente scrivente:
1. Qual è il significato della comunicazione istituzionale
contenuta nel titolo di presentazione del CdL in infermieristica: “Per gli
studenti dell’UNINSBC possibilità di lavoro immediato in Italia"?
2. Si ha la consapevolezza delle difficoltà in cui si stanno
trovando gli Infermieri neo-laureati italiani?
3. E’ “buona cosa” la possibilità di differenziazioni di
percorsi, con importanti privilegi per gli Infermieri Albanesi (o forse è
meglio dire per gli Infermieri che conseguono l'abilitazione in territorio
albanese, rilasciata da università italiana, con il placet del ministero)?
4. Si ha la consapevolezza delle pesantissime
razionalizzazioni (forse è meglio dire razionamenti) che stanno interessato la
popolazione infermieristica ? (e in primis i cittadini.)
5. Si è certi che la sede e l’organizzazione didattica del
corso di laurea in Infermieristica rispondano pienamente ai requisiti
tecnico-organizzativi e funzionali definiti dal Miur?
6. Si è certi che l’ordinamento didattico in uso presso
l’Università di “Nostra Signora del buon Consiglio di Tirana”, risponda
adeguatamente alle “regole” definite dal Miur?
7. C'è stato un approfondimento sulle problematiche
conseguenti ai processi di razionalizzazione?
8. L’Università di “Nostra Signora del buon Consiglio di
Tirana”, è formalmente assoggettata al controllo degli organi istituzionali
previsti dall’ordinamento universitario Italiano e non solo, sulla qualità
dell’offerta formativa?
9. Si ha conoscenza che ha raggiunto la ragguardevole cifra
di oltre 2000 il numero di Infermieri laureati Italiani che per ragioni
occupazionali ha abbandonato il nostro paese emigrando nel nord dell’Europa?
Dall'esterno si può solo affermare con assoluta certezza che
non risultano evidenze in tal senso! L’occasione è gradita per salutare
distintamente.
Il Presidente Collegio IPASVI di Bari
Saverio Andreula
sabato
Il programma delle otto R
Fonte: http://www.decrescita.it/joomla/index.php/component/content/article/2-il-programma-delle-otto-r
La “società della decrescita” presuppone, come primo passo, la drastica diminuzione degli effetti negativi della crescita e, come secondo passo, l’attivazione dei circoli virtuosi legati alla decrescita: ridurre il saccheggio della biosfera non può che condurci ad un miglior modo di vivere. Questo processo comporta otto obiettivi interdipendenti, le 8 R: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Tutte insieme possono portare, nel tempo, ad una decrescita serena, conviviale e pacifica.
da una proposta di Osvaldo Pieroni al Forum delle ONG di Rio
Rivalutare. Rivedere i valori in cui crediamo e in base ai quali organizziamo la nostra vita, cambiando quelli che devono esser cambiati. L’altruismo dovrà prevalere sull’egoismo, la cooperazione sulla concorrenza, il piacere del tempo libero sull’ossessione del lavoro, la cura della vita sociale sul consumo illimitato, il locale sul globale, il bello sull’efficiente, il ragionevole sul razionale. Questa rivalutazione deve poter superare l’immaginario in cui viviamo, i cui valori sono sistemici, sono cioè suscitati e stimolati dal sistema, che a loro volta contribuiscono a rafforzare.
Ricontestualizzare. Modificare il contesto concettuale ed emozionale di una situazione, o il punto di vista secondo cui essa è vissuta, così da mutarne completamente il senso. Questo cambiamento si impone, ad esempio, per i concetti di ricchezza e di povertà e ancor più urgentemente per scarsità e abbondanza, la “diabolica coppia” fondatrice dell’immaginario economico. L’economia attuale, infatti, trasforma l’abbondanza naturale in scarsità, creando artificialmente mancanza e bisogno, attraverso l’appropriazione della natura e la sua mercificazione.
Ristrutturare. Adattare in funzione del cambiamento dei valori le strutture economico-produttive, i modelli di consumo, i rapporti sociali, gli stili di vita, così da orientarli verso una società di decrescita. Quanto più questa ristrutturazione sarà radicale, tanto più il carattere sistemico dei valori dominanti verrà sradicato.
Rilocalizzare. Consumare essenzialmente prodotti locali, prodotti da aziende sostenute dall’economia locale. Di conseguenza, ogni decisione di natura economica va presa su scala locale, per bisogni locali. Inoltre, se le idee devono ignorare le frontiere, i movimenti di merci e capitali devono invece essere ridotti al minimo, evitando i costi legati ai trasporti (infrastrutture, ma anche inquinamento, effetto serra e cambiamento climatico).
Ridistribuire. Garantire a tutti gli abitanti del pianeta l’accesso alle risorse naturali e ad un’equa distribuzione della ricchezza, assicurando un lavoro soddisfacente e condizioni di vita dignitose per tutti. Predare meno piuttosto che “dare di più”.
Ridurre. Sia l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e consumare che gli orari di lavoro. Il consumo di risorse va ridotto sino a tornare ad un’impronta ecologica pari ad un pianeta. La potenza energetica necessaria ad un tenore di vita decoroso (riscaldamento, igiene personale, illuminazione, trasporti, produzione dei beni materiali fondamentali) equivale circa a quella richiesta da un piccolo radiatore acceso di continuo (1 kw). Oggi il Nord America consuma dodici volte tanto, l’Europa occidentale cinque, mentre un terzo dell’umanità resta ben sotto questa soglia. Questo consumo eccessivo va ridotto per assicurare a tutti condizioni di vita eque e dignitose.
Riutilizzare. Riparare le apparecchiature e i beni d’uso anziché gettarli in una discarica, superando così l’ossessione, funzionale alla società dei consumi, dell’obsolescenza degli oggetti e la continua “tensione al nuovo”.
Riciclare. Recuperare tutti gli scarti non decomponibili derivanti dalle nostre attività.
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